Formazione

Riparto FFO Università 2026: il parere del CUN sul decreto

Pubblicato il parere del CUN sullo schema di decreto per il riparto del FFO delle Università 2026. Ecco cosa cambia per gli atenei.

Riparto FFO Università 2026: il parere del CUN sul decreto

Photo by This And No Internet 25 on Pexels

Il Consiglio Universitario Nazionale si è espresso ufficialmente sullo schema di decreto ministeriale che regola il riparto del Fondo per il Finanziamento Ordinario (FFO) delle università italiane per il 2026. Un passaggio tecnico ma cruciale per la programmazione finanziaria di ogni ateneo, pubblicato lo scorso 24 luglio e destinato a incidere direttamente sulle risorse disponibili per la didattica, la ricerca e il funzionamento complessivo del sistema accademico.

L'iter che conduce all'approvazione definitiva del decreto ministeriale si inserisce nel quadro normativo definito dal Decreto Legislativo n. 68 del 2012 e dalle successive modifiche introdotte per legare una quota crescente del bilancio degli atenei agli obiettivi di qualità. Tradizionalmente, il Fondo si compone di una quota base — storicamente legata ai costi standard di funzionamento e del personale — e di una quota premiale, la cui entità percentuale è oggetto di costante confronto tra il Ministero dell'Università e della Ricerca (MUR) e le rappresentanze istituzionali come la Conferenza dei Rettori delle Università Italiane (CRUI).

Quali sono i criteri al centro della valutazione espressa dal CUN in questa fase? Il documento analizza i pesi e le percentuali con cui le risorse vengono distribuite tra i diversi atenei statali, un meccanismo che da anni divide la comunità accademica tra chi chiede maggiore attenzione agli indicatori di performance e chi invece punta a salvaguardare il principio della perequazione territoriale.

Nello specifico, il parere solleva questioni di rilievo in merito alla calibrazione degli indicatori legati alla didattica e alla ricerca, come la valutazione della qualità della ricerca (VQR) e le performance occupazionali dei laureati. Per le università localizzate nel Mezzogiorno o nei centri di minori dimensioni, il rischio paventato riguarda l'ampliamento del divario strutturale rispetto ai poli del Centro-Nord, penalizzati da una forte contrazione demografica e da una minore capacità di attrarre finanziamenti esterni o progetti di ricerca competitivi a livello europeo.

Il parere del CUN sullo schema di decreto offre una fotografia dettagliata delle criticità e delle aspettative del sistema universitario in vista del prossimo esercizio finanziario.

La gestione dei fondi ministeriali rappresenta la spina dorsale della sostenibilità economica delle università, influenzando non solo le assunzioni di personale docente e tecnico-amministrativo, ma anche i servizi offerti agli studenti e i piani di investimento edilizio. Per docenti, ricercatori e personale operativo, comprendere la direzione di questi flussi finanziari significa avere chiaro il perimetro entro cui si muoverà la programmazione locale nei prossimi mesi.

Le ricadute operative sul personale tecnico-amministrativo (ATA), ad esempio, sono strettamente connesse ai margini di flessibilità del turn-over e alla possibilità di attivare percorsi di stabilizzazione del precariato storico. Una riduzione o un blocco dei trasferimenti statali si traduce inevitabilmente nel congelamento delle progressioni economiche orizzontali e nella riduzione del fondo per la produttività decentrata. Allo stesso modo, il personale docente osserva con attenzione l'andamento dei punti organico assegnati a ciascun dipartimento, parametro fondamentale per bandire nuovi concorsi per ricercatori a tempo determinato di tipo A e B, nonché per professori associati e ordinari.

Sul versante amministrativo, gli uffici di pianificazione finanziaria degli atenei devono confrontarsi con scadenze sempre più stringenti. Una volta recepito il testo definitivo del decreto, i direttori generali avranno pochissimi giorni per rideterminare i bilanci di previsione triennali, verificando la sostenibilità dei piani di investimento già deliberati dagli organi di governo, come i senati accademici e i consigli di amministrazione.

I prossimi passaggi prevedono l'esame definitivo delle osservazioni formulate dal Consiglio prima della registrazione ufficiale del provvedimento da parte degli organi di controllo. Gli uffici amministrativi delle singole università restano in attesa del testo definitivo per adeguare i bilanci di previsione e calcolare l'effettivo impatto delle quote di riparto sulle singole voci di spesa.

Il monitoraggio costante dell'evoluzione del provvedimento anche alla luce delle sinergie con altri canali di finanziamento, come il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) e i Fondi Strutturali Europei, le cui scadenze di rendicontazione si sovrappongono alla normale gestione ordinaria. La capacità delle università di mantenere standard elevati di ricerca e didattica dipenderà in larga misura dalla stabilità e dalla prevedibilità di queste risorse nel medio periodo.

Fonti: Cun
PUBBLICITÀCorsi Singoli eCampus