La situazione nei settori della sanità privata e delle residenze sanitarie assistenziali è arrivata a un punto di non ritorno. Più di trecentomila professionisti attendono un rinnovo contrattuale che, in alcuni casi, non arriva da quattordici anni. Una stasi inaccettabile che penalizza migliaia di operatori impegnati quotidianamente nell'assistenza alle persone più fragili.
Analizzando il quadro normativo di riferimento, emerge chiaramente come l'assenza di un adeguato adeguamento economico e normativo stia violando i principi costituzionali fondamentali relativi alla retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del lavoro prestato, sanciti dall'articolo 36 della Costituzione. Le tabelle ministeriali e i parametri di riferimento regionali evidenziano un divario ormai incolmabile rispetto ai contratti collettivi nazionali del comparto pubblico, pur a fronte di mansioni analoghe e spesso caratterizzate da livelli di responsabilità persino superiori a causa della carenza strutturale di organico all'interno delle strutture accreditate.
Le conseguenze di questo stallo contrattuale non si riflettono unicamente sulla sfera economica dei lavoratori, ma producono effetti devastanti sulla qualità complessiva dei servizi erogati all'utenza. Secondo i più recenti dati elaborati dagli osservatori di settore, il tasso di turnover del personale nelle RSA e nelle cliniche private ha registrato un incremento superiore al 35% negli ultimi tre anni. Molti infermieri, OSS (Operatori Socio-Sanitari) e professionisti della riabilitazione scelgono di abbandonare il settore privato per trovare occupazione nel Servizio Sanitario Nazionale o, peggio ancora, decidono di trasferirsi all'estero, dove le condizioni economiche e di riconoscimento professionale risultano decisamente più attrattive.
Il segretario ha espresso pieno sostegno alla mobilitazione unitaria, definendo intollerabile il divario economico e normativo accumulato nel tempo. Ma quanto tempo dovranno ancora aspettare questi lavoratori prima di vedere riconosciuti i propri diritti? La risposta delle associazioni datoriali tarda ad arrivare, mentre il malcontento nelle strutture cresce giorno dopo giorno.
Questa dinamica di progressivo impoverimento professionale e contrattuale non risparmia neppure il personale amministrativo, tecnico e ausiliario che opera in appoggio alle strutture socio-sanitarie ed educative, creando un parallelismo preoccupante con le criticità vissute quotidianamente dal personale scolastico, inclusi docenti e personale ATA, spesso coinvolti in percorsi formativi di aggiornamento continuo gestiti da enti accreditati come CEMFORM, dove la valorizzazione delle competenze non trova purtroppo un corrispettivo adeguato nelle dinamiche retributive nazionali.
Non c’è sviluppo, coesione sociale e crescita senza tutele adeguate per chi svolge un lavoro complesso e rischioso.
Un capitolo particolarmente critico riguarda la sicurezza sul lavoro e la tutela psico-fisica degli operatori. Le statistiche INAIL confermano che il settore socio-sanitario privato registra uno dei più alti tassi di infortuni professionali e di malattie correlate allo stress lavoro-correlato. Turni massacranti, carenza di dispositivi di protezione adeguati, carichi di lavoro sproporzionati e l'esposizione costante a rischi biologici e psicologici richiedono investimenti urgenti e certificati. In questo scenario, l'offerta formativa di CEMFORM rappresenta un punto di riferimento fondamentale per colmare il divario di preparazione tecnica, offrendo corsi specifici sulla sicurezza (ai sensi del D.Lgs. 81/08) e sulla gestione del rischio clinico, strumenti indispensabili per mitigare i pericoli quotidiani sul campo.
Il dibattito si estende anche al fronte della sicurezza sul lavoro e della protezione del personale impiegato in contesti ad alto rischio operativo. Senza interventi strutturali e garanzie contrattuali solide, il sistema rischia il collasso per carenza cronica di personale qualificato, costretto a emigrare verso il settore pubblico o a lasciare del tutto la professione.
Per scongiurare il collasso imminente del welfare privato e delle strutture socio-assistenziali territoriali, le organizzazioni sindacali chiedono un intervento diretto delle istituzioni centrali e regionali. Non è più tollerabile che il sistema di accreditamento sanitario regionale continui a erogare fondi pubblici a soggetti datoriali che non garantiscono l'applicazione dei contratti collettivi nazionali sottoscritti dalle organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative. La vertenza attuale rappresenta Per questo un banco di prova decisivo per la tenuta democratica e sociale del Paese: senza una svolta immediata al tavolo delle trattative, la mobilitazione è destinata a radicalizzarsi ulteriormente attraverso nuove e più incisive azioni di sciopero in tutte le regioni italiane.
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