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Scuola come Learning Hub: il nuovo volume INDIRE sul futuro

Disponibile il volume INDIRE "La Scuola come Learning Hub": pratiche, territori e nuove visioni per ripensare l'istruzione del futuro.

Scuola come Learning Hub: il nuovo volume INDIRE sul futuro

Photo by Soner Arkan on Pexels

Ripensare gli spazi fisici e relazionali della didattica non è più un esercizio teorico riservato ai convegni accademici, ma un'esigenza concreta che attraversa ogni giorno le aule italiane. Come si trasforma un istituto scolastico in un vero motore per la comunità? A questa domanda prova a rispondere la ricerca firmata dall'Istituto Nazionale di Documentazione, Innovazione e Ricerca Educativa, curata da Giuseppina Rita Jose Mangione insieme a Paolo Landri dell'IRISS, già IRPPS-CNR.

Il testo, intitolato “La Scuola come Learning Hub. Pratiche emergenti per ripensare la scuola del futuro”, raccoglie i risultati di un'indagine approfondita condotta in collaborazione con il CNR-IRPPS. Il quadro di riferimento affonda le radici nello scenario elaborato dall'OECD nell'ambito del dibattito internazionale sui modelli di istruzione che verranno, intercettando pienamente le linee guida tracciate dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) in materia di rigenerazione urbana e transizione educativa.

L'istituto scolastico smette di essere percepito unicamente come un edificio chiuso in cui si trasmettono nozioni accademiche. La visione proposta spinge verso l'idea di un'infrastruttura sociale e culturale aperta, capace di coordinare le risorse del territorio, dialogare con gli enti locali, coinvolgere le famiglie e fare rete con il tessuto economico circostante. In questo scenario, le aule non si fermano al suono dell'ultima campanella pomeridiana, ma continuano a vivere come presidi di cittadinanza attiva, laboratori digitali e spazi di co-working per la cittadinanza.

Dalla teoria ai territori: le esperienze pilota

La fase empirica del progetto non si è limitata ai laboratori di ricerca, ma è entrata direttamente nel vivo di tre realtà territoriali molto differenti tra loro, offrendo un campione rappresentativo delle sfide che la scuola italiana affronta quotidianamente, dal rischio idrogeologico alla marginalità demografica delle aree interne.

In Campania, l'Istituto Comprensivo Pollica “G. Patroni” ha valorizzato l'esperienza di Montecorice, estendendo la didattica nel paesaggio naturale e culturale del Cilento. Qui, il territorio stesso si è trasformato in un'aula a cielo aperto, dove la didattica laboratoriale incontra le tradizioni locali, l'enogastronomia sostenibile e la tutela ambientale, riducendo drasticamente il distacco tra i saperi scolastici e le opportunità occupazionali del comprensorio.

Nel nord Italia, l'Istituto Comprensivo Prà di Genova ha scelto la strada della scuola di comunità, tessendo reti fitte con il terzo settore per contrastare la dispersione e la povertà educativa, un fenomeno che – secondo i dati recenti di Save the Children – continua a penalizzare oltre il 13% dei minori residenti nelle aree metropolitane più complesse. Attraverso laboratori pomeridiani, supporto psicologico integrato e patti educativi territoriali, la scuola è diventata il baricentro della coesione sociale del quartiere.

Contemporaneamente, in Piemonte, l'Istituto Comprensivo di Govone ha trasformato la frammentazione dei piccoli plessi in una leva strategica per unire comuni limitrofi, associazioni e attività produttive locali, dimostrando che la digitalizzazione delle infrastrutture scolastiche può annullare le distanze geografiche e garantire pari opportunità formative anche nelle zone a bassa densità abitativa.

La ricerca dimostra che non esiste un modello unico di hub: ogni scuola modella la propria identità sulle risorse e sui bisogni specifici del contesto in cui opera.

Per raccogliere queste voci, i ricercatori hanno adottato metodologie partecipative e visuali, tra cui il digital storytelling e il video partecipativo. Studenti, docenti, dirigenti e cittadini non sono stati semplici osservatori, ma co-autori di una nuova narrazione pedagogica che restituisce centralità alle competenze chiave per l'apprendimento permanente.

Per i docenti che desiderano tradurre queste metodologie innovative in pratiche quotidiane, la sfida odierna richiede non solo una nuova sensibilità pedagogica, ma anche un solido dominio degli strumenti digitali. La transizione verso il modello di learning hub impone infatti di saper gestire ambienti di apprendimento ibridi, piattaforme di collaborazione cloud e laboratori di cittadinanza digitale, valorizzando al massimo le potenzialità della tecnologia nella progettazione curricolare.

La pubblicazione fa parte della collana scientifica “Universo scuola. Sguardi plurali e scenari possibili” ed è scaricabile interamente in formato digitale open access, offrendo a tutto il personale scolastico spunti operativi preziosi per innovare la didattica quotidiana e ripensare la progettazione formativa in chiave partecipata.

Per approfondire: CEMFORM propone IDCERT DigCompEdu — la certificazione riconosciuta dal Ministero dedicata alle competenze digitali dei docenti, fondamentale per valorizzare la didattica innovativa nelle graduatorie GPS (2 punti).

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