Formazione & Certificazioni

Scuole estere, docenti precari esclusi dalla selezione

Nuova selezione per le scuole italiane all'estero: i docenti precari restano esclusi dal bando. Ecco i dettagli emersi nel Question Time ANIEF.

Scuole estere, docenti precari esclusi dalla selezione

Photo by Oskar Gross on Pexels

Il mondo della scuola guarda oltre i confini nazionali, ma le porte restano sbarrata per una fetta consistente di insegnanti. Durante il Question Time di OrizzonteScuola TV dello scorso 11 agosto 2026, condotto da Andrea Carlino con la partecipazione di Salvatore Fina del sindacato ANIEF, si è fatto il punto sulla nuova procedura di selezione del personale docente destinato alle scuole italiane all'estero e alle Scuole Europee per l'anno scolastico 2026/2027.

Il nodo centrale della questione riguarda l'accesso al bando appena pubblicato e i requisiti stringenti richiesti per la partecipazione. La normativa attuale taglia fuori chi non possiede un contratto a tempo indeterminato, escludendo di fatto tutti i docenti precari dal percorso di mobilità internazionale.

La procedura non è accessibile ai docenti precari, una restrizione che solleva non poche perplessità tra chi vive la precarietà quotidiana degli istituti italiani.
L'accesso richiede infatti requisiti di servizio specifici che rendono impossibile la candidatura per chi non è già immesso in ruolo, tagliando corto sulle speranze di tanti professionisti.

Analizzando il quadro normativo di riferimento, l'impalcatura che regola il reclutamento del personale da destinare agli istituti scolastici italiani fuori dai confini nazionali trova la sua fonte principale nel Decreto Legislativo n. 64 del 13 aprile 2017, emanato in attuazione della delega di cui alla Legge 107/2015 (la cosiddetta "Buona Scuola"). Questo provvedimento ha profondamente ridisegnato il sistema della promozione della lingua e della cultura italiana all'estero, introducendo prove di idoneità selettive molto rigide e vincolando la partecipazione a un periodo minimo di effettivo servizio nel ruolo di appartenenza sul territorio nazionale. Di fatto, il legislatore ha inteso privilegiare la stabilità e l'esperienza consolidata della cattedra in Italia, escludendo a priori le posizioni non di ruolo.

Dal punto di vista dei numeri e dell'impatto sul corpo docente, le organizzazioni sindacali stimano che questa restrizione penalizzi oltre la metà della forza lavoro potenziale interessata a un'esperienza formativa e professionale all'estero. Il blocco non colpisce solo le ambizioni individuali, ma priva il sistema delle scuole statali italiane all'estero – che contano decine di istituti omnicomprensivi, sezioni bilingui e scuole europee sparse tra Europa, Americhe, Africa e Asia – di un bacino d'utenza dinamico, spesso già in possesso di competenze digitali avanzate e di spiccata flessibilità organizzativa, doti fondamentali per operare in contesti multiculturali complessi.

Dietro questa esclusione si cela un sistema di gestione del personale ben diverso da quello a cui siamo abituati sul territorio nazionale. All'estero non esiste un meccanismo di supplenze paragonabile al nostro, e le assenze del personale vengono coperte unicamente attraverso sostituzioni interne tra i colleghi già in servizio nella stessa sede. Fino al 2017 la situazione era radicalmente diversa, grazie alla presenza di graduatorie d'istituto e elenchi gestiti dagli uffici scolastici consolari che permettevano ai dirigenti di attingere per i posti vacanti o le supplenze temporanee. Con l'eliminazione di quel canale, le opportunità per i supplenti sono svanite del tutto.

Le implicazioni pratiche per i docenti a tempo determinato si traducono dunque in un vero e proprio "soffitto di cristallo" professionale. Chi opera con contratti annuali o sino al termine delle attività didattiche non può accumulare il servizio utile ai fini delle selezioni ministeriali per l'estero, creando una dicotomia sempre più marcata tra docenti di ruolo e precari anche sul fronte delle opportunità di carriera internazionale. Molti insegnanti precari scelgono allora di investire sul proprio profilo curriculare attraverso la formazione continua, puntando su certificazioni linguistiche e metodologiche che possano comunque fare la differenza nei futuri concorsi ordinari o in vista di eventuali revisioni legislative future del Dlgs 64/2017, che i sindacati continuano a richiedere a gran voce nei tavoli di confronto al Ministero dell'Istruzione e del Merito.

Per approfondire: CEMFORM propone British Institutes B2 — la certificazione linguistica fondamentale per potenziare il proprio curriculum e farsi trovare pronti in vista dei futuri aggiornamenti delle graduatorie e dei bandi ministeriali.

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