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Scuole senza condizionatori: il 95% degli istituti affronta il caldo estremo

Circa il 95% delle scuole italiane è senza condizionatori. Docenti e studenti affrontano aule roventi con gravi disagi per la didattica.

Scuole senza condizionatori: il 95% degli istituti affronta il caldo estremo

Le aule scolastiche si trasformano in veri e propri forni crematori ogni volta che l'estate anticipa il suo arrivo o l'afa autunnale non accenna a diminuire. Il dato che emerge fotografa una realtà insostenibile per la didattica quotidiana: circa il 95 per cento degli edifici scolastici italiani risulta totalmente sprovvisto di impianti di climatizzazione. Docenti, personale ATA e studenti sono costretti a fare lezione tra muri che rilasciano calore accumulato, con termometri che superano regolarmente i trentacinque gradi all'ombra.

Il quadro normativo di riferimento evidenzia una pericolosa inerzia istituzionale. Il Testo Unico sulla Sicurezza nei Luoghi di Lavoro (D.Lgs. 81/08) stabilisce chiaramente l'obbligo per i datori di lavoro — in questo caso i Dirigenti Scolastici e gli enti locali proprietari degli immobili — di garantire condizioni microclimatiche adeguate e salubri. Tuttavia, l'articolo 18 del medesimo decreto si scontra quotidianamente con la realtà dei fatti: i fondi a disposizione delle autonomie scolastiche per la manutenzione ordinaria e straordinaria sono del tutto insufficienti persino per riparare gli infissi danneggiati, figurarsi per progettare e installare impianti di condizionamento a pompa di calore di ultima generazione.

Le conseguenze di questa emergenza termica non riguardano soltanto il comfort di chi vive la scuola ogni giorno, ma colpiscono direttamente la concentrazione e la salute. Non mancano episodi di malori tra i banchi, con ragazzi costretti a ricorrere alle cure mediche e docenti che perdono la voce nel tentativo di farsi ascoltare sopra il ronzio di vecchi ventilatori ormai insufficienti. A risentirne in modo pesante è anche il personale ATA, costretto a turni massacranti in guardiole e corridoi privi di qualsiasi forma di ricircolo d'aria adeguato, con un impatto devastante sulla produttività e sul benessere psico-fisico dei lavoratori.

Qualche istituto virtuoso, fortunato possessore di rari impianti di raffrescamento, prova addirittura a condividere gli spazi climatizzati con i cittadini del quartiere durante le ondate di calore più feroci, trasformandosi in presidio sociale contro le isole di calore urbano. Si tratta però di mosse isolate, figue di iniziative locali estemporanee che non risolvono la portata sistemica del fenomeno. Secondo le rilevazioni dell'Anagrafe Nazionale dell'Edilizia Scolastica, oltre la metà degli edifici scolastici italiani è stata edificata prima degli anni Settanta, in un'epoca in cui i criteri di isolamento termico rispondevano a standard completamente differenti e l'efficienza energetica non era una priorità progettuale.

«Senza le scuole saremmo tutti più soli, ma resistere in aule prive di aria condizionata con trentacinque gradi mette a dura prova la salute di chiunque.»

Dietro questo scenario si nasconde un problema strutturale legato all'età avanzata del patrimonio edilizio scolastico italiano, spesso risalente ad anni in cui le estati torride rappresentavano un'eccezione e non la norma climatica attuale. Intervenire con la riqualificazione energetica e l'installazione di pompe di calore richiede fondi straordinari che i singoli istituti non possono coprire con i soli bilanci ordinari. La transizione ecologica degli edifici scolastici non può più attendere piani programmatici a lunghissima scadenza, pena l'interruzione di fatto delle attività didattiche nei mesi di maggio, giugno e settembre.

I recenti bandi legati al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) hanno destinato risorse ingenti alla costruzione di nuove strutture e alla messa in sicurezza, ma la percentuale di fondi specificamente dedicata alla climatizzazione estiva e alla coibentazione avanzata resta marginale rispetto al fabbisogno reale. Senza un piano straordinario nazionale che metta al centro il benessere climatico delle aule, la scuola italiana continuerà a viaggiare a due velocità: da una parte gli edifici moderni e dotati di ogni comfort, dall'altra la stragrande maggioranza degli istituti costretti a fare i conti con un'emergenza climatica cronica che penalizza il diritto allo studio.

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