Un divieto assoluto di utilizzare smartphone, tablet e qualsiasi altro schermo digitale per i bambini sotto i tre anni. Questa è la misura choc contenuta in una nuova proposta di legge depositata in Parlamento, un testo che punta a tutelare lo sviluppo neurocognitivo dei più piccoli di fronte a un'esposizione precoce ormai fuori controllo. Il provvedimento non si limita però a sanzionare o proibire l'uso dei dispositivi elettronici nelle fasce d'età più delicate, ma spinge lo sguardo oltre, introducendo percorsi formativi obbligatori rivolti direttamente ai genitori.
Mentre i docenti della scuola dell'infanzia si trovano quotidianamente a gestire le conseguenze comportamentali e attentive di un uso massiccio dei device domestici già nella primissima infanzia, la politica prova a mettere un argine legislativo. Ma quanto può incidere una norma di legge sulle abitudini tecnologiche consolidate all'interno delle mura domestiche? La risposta non è semplice, soprattutto considerando che il testo del disegno di legge prevede un'azione coordinata tra servizi educativi e famiglie, puntando a colmare quel vuoto di consapevolezza digitale che spesso caratterizza gli adulti.
I promotori del testo sottolineano come la dipendenza da schermi nei primi mille giorni di vita possa compromettere le capacità linguistiche, relazionali e di attenzione dei bambini, un campanello d'allarme che i pediatri sollevano da tempo senza essere pienamente ascoltati. L'obbligo di formazione per i genitori, strutturato attraverso incontri informativi promossi dai servizi socio-sanitari e dalle istituzioni scolastiche territoriali, rappresenta il vero nodo cruciale dell'intera proposta normativa. Chi non parteciperà rischia sanzioni amministrative, un meccanismo coercitivo che ha già acceso il dibattito tra giuristi e associazioni familiari.
La tecnologia nei primi anni di vita non è un giocattolo educativo, ma un fattore di rischio per lo sviluppo neurologico che richiede interventi normativi urgenti.
Per il personale scolastico e per i docenti chiamati a interfacciarsi con questa generazione di bambini "iperconnessi" fin dalla culla, la questione apre scenari inediti sulla gestione della didattica e sul rapporto con le famiglie. Comprendere i meccanismi dell'innovazione digitale senza subirne passivamente gli effetti negativi richiede competenze specifiche, che spesso escono dai tradizionali piani di studio universitari e necessitano di percorsi di aggiornamento mirati, come quelli offerti dalle certificazioni sulle competenze digitali docenti, utili non solo per la didattica in classe ma anche per decodificare il reale impatto dei media sui minori.
Per approfondire: CEMFORM propone IDCERT DigCompEdu — la certificazione accreditata per sviluppare le competenze digitali avanzate dei docenti e acquisire punteggio utile per le graduatorie GPS.


