Le aule scolastiche italiane affrontano da tempo una cronica penuria di organico specializzato, ma in Veneto la situazione ha superato i confini della normale gestione amministrativa. Da almeno un decennio, la Regione ricorre a convenzioni con cooperative sociali per inserire operatori socio-sanitari direttamente a supporto degli studenti con disabilità. Una scorciatoia operativa che, nei fatti, trasforma figure assistenziali in veri e propri supplenti di cattedra, aggirando le norme che regolano l'insegnamento specializzato.
La questione affonda le sue radici nell'interpretazione distorta del Profilo di Funzionamento e delle relative risorse assegnate agli enti locali. Secondo la normativa nazionale, e in particolare alla luce del Decreto Legislativo 66/2017 e delle successive integrazioni del D.Lgs. 96/2019, la distinzione tra il supporto all'autonomia e alla comunicazione — di competenza degli enti locali — e la didattica di sostegno — affidata allo Stato tramite docenti abilitati — è netta e insindacabile. Tuttavia, di fronte alle carenze croniche nelle GPS (Graduatorie Provinciali per le Supplenze) e all'esaurimento dei TFA Sostegno, molte istituzioni scolastiche venete hanno preferito delegare la copertura oraria agli OSS delle cooperative, creando una zona grigia giuridicamente insostenibile.
La denuncia arriva dritta dal mondo della scuola, con voci come quella del docente di sostegno Leonardo Chiarello che definiscono questa pratica un'anomalia del tutto illegittima. Chi tutela realmente il diritto allo studio degli alunni più fragili quando la supplenza viene affidata a chi non possiede i titoli abilitanti per l'insegnamento? La normativa nazionale prevede percorsi rigorosi, come i cicli di specializzazione universitari o i percorsi dedicati, pensati proprio per garantire competenze pedagogiche e didattiche che esulano dal profilo puramente socio-sanitario.
I dati forniti dai sindacati regionali della scuola delineano un quadro allarmante: si stima che in Veneto oltre il 30% delle ore di sostegno teoricamente assegnate sulla carta venga in realtà gestito attraverso il ricorso a personale esterno non docente, privo di qualsiasi background metodologico-didattico. Questo fenomeno non solo sminuisce la professionalità del docente specializzato, ma espone le scuole a potenziali contenziosi legali da parte delle famiglie. I genitori, infatti, possono legittimamente appellarsi al mancato rispetto del Piano Educativo Individualizzato (PEI), che richiede una progettazione didattica inclusiva redatta da personale in possesso dello specifico titolo di specializzazione su sostegno, così come previsto dalla Legge 104/92.
L'utilizzo di personale socio-sanitario per coprire i vuoti di organico sul sostegno rappresenta una forzatura che scambia l'assistenza all'autonomia con la didattica specialistica.
Le implicazioni pratiche per il personale scolastico sono profonde. Da un lato, i docenti curricolari e i pochi insegnanti di sostegno titolari si ritrovano a dover coordinare figure professionali prive di formazione pedagogica, sobbarcandosi un ulteriore carico di lavoro burocratico e di supervisione. Dall'altro, gli operatori socio-sanitari stessi si trovano spesso a operare in un vuoto di mansioni, esposti al rischio di responsabilità civili e penali derivanti dall'assunzione di compiti di insegnamento che non competono al loro profilo contrattuale, regolato dai CCNL del settore socio-sanitario-assistenziale e non da quello del comparto scuola.
Il nodo centrale riguarda la sovrapposizione tra mansioni di cura e interventi formativi strutturati, due sfere che la legge tiene ben separate. Le famiglie si ritrovano così a fare i conti con un sistema d'emergenza stabilizzato nel tempo, dove la supplenza non garantisce la continuità didattica né il supporto educativo previsto dal Piano Educativo Individualizzato. Resta da capire come il Ministero dell'Istruzione e del Merito intenda intervenire per sanare una prassi regionale che rischia di creare un pericoloso precedente per il reclutamento del personale scolastico in tutto il Paese, aprendo la strada a una progressiva aziendalizzazione e dequalificazione del servizio pubblico di istruzione.
Per approfondire: CEMFORM propone eCampus Specializzazione Sostegno — un percorso universitario mirato per i docenti precari che vogliono acquisire l'abilitazione ufficiale sul sostegno ed entrare a pieno titolo nelle graduatorie.


