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Stipendi scuola: Anief attacca la tabella scatti

Gli stipendi scuola restano bloccati per anni. L'Anief denuncia la tabella degli scatti di anzianità e chiede mini-aumenti ogni tre anni.

Stipendi scuola: Anief attacca la tabella scatti

Photo by Viktoria Danielová on Pexels

La carriera di docenti e personale ATA in Italia assomiglia a una maratona senza traguardo intermedio, dove il primo vero riconoscimento economico arriva quasi dieci anni dopo l'immissione in ruolo. A riaccendere il dibattito su una delle questioni più critiche del comparto pubblico è il sindacato ANIEF, che torna a puntare il dito contro la cosiddetta tabella degli scatti stipendiali, rimasta di fatto immobile da venticinque anni.

Analizzando il quadro normativo di riferimento, l'attuale architettura delle progressioni economiche affonda le sue radici nei blocchi imposti dai vari decreti di contenimento della spesa pubblica susseguitisi a partire dal 2010 (come il celebre D.L. 78/2010 convertito nella Legge 122/2010). Sebbene quei blocchi siano formalmente superati, la struttura intrinseca dei "gradoni" non ha subito alcuna rimodulazione strutturale in grado di adeguate il potere d'acquisto del personale scolastico all'inflazione reale, attestata Negli anni recenti su livelli record.

Il meccanismo attuale prevede un'attesa di nove anni prima di vedere il primo incremento economico in busta paga, quantificato in poco più di 200 euro lordi mensili per un professore della secondaria. I gradoni successivi si sbloccano a intervalli di sei o sette anni, fino a raggiungere il tetto massimo dopo ben trentacinque anni di servizio. Ma quanti docenti riescono a raggiungere quel traguardo senza arrivare stremati alla soglia della pensione?

Le conseguenze di questo stallo si riflettono inevitabilmente sull'attrattività stessa della professione docente in Italia, un tema recentemente evidenziato anche nei rapporti di monitoraggio dell'OCSE. Il divario retributivo rispetto ai colleghi europei si amplia ulteriormente se si considera l'anzianità di servizio: mentre in Germania o in Francia i docenti beneficiano di scatti biennali o triennali che premiano la permanenza in servizio con incrementi tangibili fin dai primi anni, il sistema italiano costringe i neo-assunti a un lunghissimo plateau retributivo proprio nella fase della vita in cui le spese familiari sono generalmente più elevate.

La scuola italiana chiede dedizione totale, ma ripaga i suoi lavoratori con una progressione di carriera che definire anacronistica è un eufemismo.

Le richieste avanzate dal sindacato guardano già al prossimo contratto collettivo nazionale, proponendo l'introduzione di mini-aumenti automatici ogni trentasei mesi. Un cambiamento del genere ridurrebbe il divario con gli altri comparti della pubblica amministrazione, dove i dipendenti con pari responsabilità percepiscono cifre sensibilmente superiori a fine mese, pensiamo ad esempio ai funzionari ministeriali o agli enti locali, che a parità di titolo di studio d'accesso godono di progressioni verticali e orizzontali ben più dinamiche.

A subire le conseguenze peggiori di questo sistema sono soprattutto i supplenti storici, esclusi da qualsiasi forma di progressione nonostante anni di supplenze annuali. Il mancato riconoscimento dell'anzianità di servizio maturata con i contratti a tempo determinato continua a generare un imponente contenzioso legale nei tribunali del lavoro di tutta Italia, con migliaia di cause vinte dai docenti ma nessun intervento legislativo risolutivo a livello sistemico che riconosca ex lege la parità di trattamento economica fin dal primo giorno di supplenza.

In attesa che la politica e le parti sociali trovino un'intesa per riformare radicalmente i tabulati ministeriali, l'esigenza di valorizzare il proprio percorso professionale spinge i lavoratori della scuola a cercare strade alternative. Per chi lavora quotidianamente tra cattedre e segreterie, l'unica via per migliorare la propria posizione resta spesso l'aggiornamento costante e l'acquisizione di nuove qualifiche spendibili sia nelle graduatorie provinciali che nelle procedure interne.

Il personale ATA, in particolare, si trova oggi a fronteggiare una riorganizzazione dei profili professionali introdotta dall'ultimo CCNL, che rende ancora più strategico il possesso di certificazioni informatiche e culturali. Chi opera nel settore amministrativo, ad esempio, sa bene quanto sia cruciale potenziare il proprio profilo con titoli mirati, come dimostra chi sceglie di seguire un percorso di specializzazione per Coordinatore Amministrativo per scalare le graduatorie di terza fascia e posizionarsi utilmente per l'accesso alle nuove posizioni economiche previste dall'ordinamento.

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