La bocciatura di uno studente con Disturbi Specifici dell’Apprendimento (DSA) solleva interrogativi cruciali sulla valutazione scolastica e sull’effettiva applicazione dei Piani Didattici Personalizzati. Recentemente, il TAR della Lombardia ha respinto il ricorso presentato dai genitori di un alunno non ammesso alla classe terza, confermando la legittimità della decisione del consiglio di classe nonostante la diagnosi certificata.
La sentenza del tribunale amministrativo ribadisce un principio cardine del sistema di istruzione italiano: la promozione non costituisce un diritto automatico, nemmeno in presenza di una certificazione DSA. Sebbene la normativa imponga l'adozione di strumenti compensativi e misure dispensative, queste non possono prescindere dal raggiungimento degli obiettivi minimi di apprendimento previsti dal percorso formativo.
Il ruolo della valutazione e degli strumenti compensativi
Nel caso analizzato, il collegio giudicante ha sottolineato come l'istituzione scolastica abbia correttamente documentato le carenze formative dello studente. Il TAR ha chiarito che, sebbene la scuola debba garantire il supporto necessario per superare le difficoltà legate al disturbo, la valutazione finale resta un atto tecnico-discrezionale dei docenti. La bocciatura, dunque, non è stata interpretata come una discriminazione, ma come l'esito di un mancato raggiungimento delle competenze essenziali.
La promozione non è un diritto se mancano le competenze: gli strumenti compensativi non bastano a superare il giudizio negativo se l'alunno non dimostra i progressi minimi.
Questa pronuncia pone l'accento sulla necessità, per il corpo docente, di una preparazione sempre più approfondita in materia di inclusione e didattica differenziata. La gestione di alunni con bisogni educativi speciali richiede non solo sensibilità pedagogica, ma anche una solida competenza metodologica per calibrare correttamente le verifiche e le valutazioni, garantendo al contempo il rigore necessario per certificare il reale possesso delle conoscenze.
La giurisprudenza conferma che, qualora il consiglio di classe sia in grado di dimostrare, attraverso verbali e prove oggettive, che il percorso di apprendimento è stato compromesso nonostante le misure di supporto, la decisione di non ammissione risulta inattaccabile. Per i docenti, ciò significa che la documentazione del percorso didattico e la corretta applicazione delle strategie inclusive diventano la principale tutela professionale in sede di scrutinio.
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