L’avvicinarsi della procedura per le supplenze 2026/27 riaccende il dibattito tra i docenti precari, divisi tra la prudenza di chi accetterebbe qualsiasi incarico e l'ambizione di chi punta esclusivamente al contratto pieno. La gestione delle 150 preferenze, croce e delizia di ogni aspirante, impone scelte che possono cambiare radicalmente l'anno scolastico. Molti docenti si chiedono se sia davvero strategico escludere a priori gli spezzoni orari, rischiando di rimanere fuori dalle graduatorie per un intero anno.
La normativa vigente permette di indicare, per ogni preferenza espressa, la tipologia di contratto desiderata, inclusi gli spezzoni orari. Tuttavia, la tentazione di limitarsi alle 18 ore è forte, soprattutto per chi vive lontano dalla sede di servizio o per chi ha già maturato un'anzianità tale da non voler scendere a compromessi. Ma siamo sicuri che questa strategia sia sempre vincente? Escludere gli spezzoni significa restringere drasticamente il campo delle possibilità, riducendo le probabilità di essere convocati dal sistema informatizzato.
La scelta tra il posto intero e lo spezzone non è solo una questione di stipendio, ma una valutazione complessa che incide sul punteggio finale e sulla continuità didattica.
Chi decide di puntare solo al contratto di 18 ore deve essere consapevole che il sistema, in caso di esaurimento delle disponibilità per quella specifica tipologia, passerà oltre senza considerare le opzioni parziali. Questo scenario è particolarmente rischioso per chi si trova in posizioni di graduatoria non apicali. D'altro canto, accettare uno spezzone orario comporta spesso la necessità di completare l'orario in un altro istituto, con tutte le complicazioni logistiche che ne derivano, specialmente in province vaste o con collegamenti complessi.
Un aspetto spesso sottovalutato riguarda l'impatto del punteggio. Accumulare servizio su spezzoni orari, seppur faticoso, garantisce comunque l'acquisizione di punteggio valido per le future graduatorie. Per chi deve scalare posizioni, ogni mese di servizio conta. È in questo contesto che molti docenti scelgono di potenziare il proprio profilo con certificazioni che, pur non sostituendo il servizio, offrono quel margine di punteggio necessario per non dover dipendere esclusivamente dalla sorte durante le convocazioni.
La pianificazione delle 150 preferenze dovrebbe quindi essere guidata da un'analisi realistica della propria classe di concorso e della disponibilità storica di posti nel territorio di riferimento. Se la propria posizione in graduatoria è precaria, la rigidità nella scelta del contratto potrebbe rivelarsi un boomerang. Valutare con attenzione la possibilità di inserire spezzoni orari, magari in scuole vicine o facilmente raggiungibili, resta spesso la mossa più prudente per garantirsi un incarico e, soprattutto, per continuare a costruire la propria carriera scolastica.
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