Il conto alla rovescia per la presentazione delle domande è ufficialmente partito, fissando la scadenza per l'invio delle preferenze entro le ore 14:00 del 29 luglio. Tra i tanti dubbi che affollano le segreterie e le chat dei precari, una delle questioni più spinose riguarda chi ha deciso di trasferire la propria posizione in un altro territorio. Può un docente chiedere la riconferma sul sostegno se ha cambiato provincia nelle GPS nel 2026?
La complessità di questa fase transitoria si scontra spesso con la rigidità dei sistemi informatici ministeriali, motivo per cui analizzare con estrema precisione ogni singolo passaggio procedurale. Il passaggio da una provincia all'altra non rappresenta una semplice formalità amministrativa, ma comporta un ricalcolo complessivo del punteggio e una diversa collocazione all'interno delle graduatorie provinciali e di istituto, con evidenti ripercussioni sulle probabilità di stabilizzazione e di ottenimento di un incarico annuale.
La risposta arriva direttamente dalle indicazioni operative e dai chiarimenti forniti dai sindacati, in particolare attraverso l'analisi di Chiara Cozzetto della segreteria nazionale Anief. Il punto B.3.3 della nota ministeriale n. 7766 del 26 marzo 2026 apre infatti a questa eventualità, regolando una casistica che coinvolge migliaia di insegnanti in tutta Italia alle prese con i trasferimenti geografici per il nuovo anno scolastico.
Entrando nel dettaglio del quadro normativo, l'istituto della riconferma sul sostegno nasce con l'obiettivo di garantire la continuità didattica agli alunni con disabilità, un principio costituzionalmente garantito e ribadito a più riprese dalla giurisprudenza amministrativa. Tuttavia, il legislatore ha dovuto bilanciare questo diritto con il rispetto delle procedure concorsuali e delle posizioni in graduatoria dei docenti presenti nella nuova provincia di inserimento, evitando così forzature o lesioni del principio di imparzialità e buon andamento della pubblica amministrazione.
Chi sceglie la strada della riconferma nella vecchia provincia deve comunque compilare l'istanza inserendo le nuove preferenze per la provincia di arrivo.
Il meccanismo operativo non è però così immediato come potrebbe sembrare a una prima lettura. Chi dà l'adesione alla procedura di conferma deve necessariamente compilare la parte relativa alla richiesta di supplenze al 31 agosto o al 30 giugno, indicando fino a un massimo di 150 preferenze. Il sistema informatico effettua un controllo incrociato, verificando se il docente avrebbe comunque ottenuto un incarico nella nuova provincia durante il primo turno di nomina.
Per comprendere meglio la portata di questo filtro telematico, consideriamo un caso pratico: un docente specializzato sul sostegno decide di trasferire la propria iscrizione dalle GPS di Napoli a quelle di Milano. Se lo stesso insegnante ha prestato servizio nell'anno precedente in una scuola campana e vorrebbe mantenere la stessa cattedra, il sistema non si limiterà a recepire la sua volontà, ma simulerà l'algoritmo di assegnazione nella provincia lombarda.
In parole semplici, se un insegnante ha prestato servizio a Vicenza ma ha spostato le graduatorie altrove, potrà mantenere la cattedra precedente solo a una condizione ben precisa. Il sistema deve accertare che l'aspirante avrebbe avuto titolo a ricevere una supplenza anche nella nuova provincia. Se questo controllo ha esito positivo, e se il posto risulta ancora disponibile, scatta la deroga che permette di bloccare la nomina nella vecchia sede di servizio.
Questo significa che la riconferma non è un diritto incondizionato, ma un'opportunità subordinata alle dinamiche della graduatoria di destinazione. Secondo le stime preliminari dei sindacati comparto scuola, circa il 15% dei docenti precari sfrutta ogni anno la mobilità interprovinciale, e una quota stimata attorno al 20% di questi ultimi cerca attivamente di mantenere la continuità didattica nella scuola precedente, scontrandosi però con i paletti stringenti dell'algoritmo ministeriale.
Cosa accade invece se il docente non rientra tra i destinatari di un incarico nella nuova provincia? In questo scenario, la richiesta di riconferma decade nei fatti e la posizione viene trattata in coda, costringendo il candidato a partecipare ai turni successivi dell'algoritmo nella nuova provincia, seguendo rigorosamente la posizione occupata in graduatoria e le preferenze espresse nell'apposita istanza telematica.
Per questo motivo, il rischio concreto per chi azzarda questo tipo di opzione senza aver prima calcolato attentamente il proprio punteggio e la competitività della nuova provincia di approdo è duplice: da un lato si perde la possibilità di rientrare nella vecchia scuola tramite deroga, dall'altro ci si ritrova penalizzati nei turni di assegnazione della nuova provincia. È quindi caldamente consigliato simulare l'attribuzione degli incarichi e confrontarsi con i CAF e i patronati territoriali prima di procedere all'invio definitivo dell'istanza telematica.
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