Le aule universitarie e i percorsi di formazione iniziale rallentano la tabella di marcia, costringendo il Ministero dell'Istruzione e del Merito a correre ai ripari. Con la nota prot. N. AOODGPER0020354 del 5 agosto 2026, la Direzione generale per il personale scolastico ha disposto il prolungamento del collocamento in posizione di esonero o semiesonero per i docenti che svolgono le funzioni di tutor coordinatore.
Il provvedimento nasce da una comunicazione ufficiale del Ministero dell'Università e della Ricerca. I percorsi di abilitazione per la scuola secondaria di primo e secondo grado, relativi all'anno accademico 2025/2026, richiedono infatti tempistiche più estese del previsto. Per evitare che i tirocini restino privi di supervisione, il Ministero ha deciso di blindare la continuità didattica e organizzativa dei percorsi abilitanti.
Dietro questo slittamento si celano criticità strutturali ben note agli addetti ai lavori. L'avvio massiccio dei percorsi formativi, resi obbligatori dalla riforma del reclutamento scolastico legata al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), ha sovraccaricato la macchina amministrativa e didattica degli atenei italiani. Molte università hanno pubblicato i bandi di ammissione con mesi di ritardo rispetto alla tabella di marcia originaria, generando un effetto domino che si è inevitabilmente ripercosso sulle attività pratiche. I tirocini diretti e indiretti, che costituiscono il cuore pulsante dell'offerta formativa abilitante con centinaia di ore da svolgere nelle classi sotto l'attenta guida dei tutor, rischiavano di arenarsi proprio nel momento clou della loro attuazione.
Il ruolo chiave dei tutor coordinatori tra atenei e scuole
La figura del tutor coordinatore rappresenta il ponte indispensabile tra il mondo accademico e la realtà scolastica quotidiana. Parliamo di docenti di ruolo altamente qualificati che, attraverso l'esonero totale o parziale dall'insegnamento nelle proprie classi di titolarità, possono dedicarsi a tempo pieno all'osservazione, alla progettazione didattica e alla valutazione dei corsisti. Senza la copertura garantita da questa nota ministeriale, le istituzioni scolastiche si sarebbero trovate nell'impossibilità di gestire le sostituzioni e di assicurare la presenza costante dei docenti tutor nelle scuole polo accoglienza.
I dati forniti dai sindacati di categoria evidenziano come la percentuale di richieste per i percorsi da 60, 36 e 30 CFU abbia superato ogni previsione iniziale, saturando rapidamente la capacità ricettiva delle strutture universitarie tradizionali. Questo fattore ha reso indispensabile il ricorso a piattaforme telematiche e a una fitta rete di convenzioni territoriali che richiedono un coordinamento burocratico e operativo di straordinaria complessità.
Cosa cambia per i docenti coinvolti
Fino al limite massimo del 31 dicembre 2026, gli insegnanti già autorizzati potranno continuare a gestire il proprio incarico nelle attuali condizioni. La proroga serve a blindare il regolare completamento delle attività di tirocinio previste dalla riforma, una fase cruciale per i futuri docenti che affrontano i percorsi da 60, 36 o 30 CFU.
Dal punto di vista pratico, i beneficiari dell'esonero o del semiesonero non dovranno presentare nuove istanze o rinegoziare i permessi con i rispettivi Dirigenti Scolastici. La disposizione ministeriale opera infatti in regime di continuità automatica, salvaguardando sia lo stato giuridico ed economico del docente sia l'organizzazione interna degli istituti scolastici di appartenenza, che mantengono la dotazione organica aggiuntiva già autorizzata per coprire i posti lasciati scoperti in cattedra.
La proroga dell'esonero garantisce continuità ai tirocini e tutela i docenti impegnati nel delicato compito del coordinamento formativo.
Le implicazioni di questa proroga si estendono ben oltre la semplice gestione amministrativa. Una chiusura affrettata dei percorsi al termine dell'anno scolastico avrebbe compromesso la qualità della valutazione formativa, costringendo i tirocinanti a completare le ore di aula in un clima di forte incertezza procedurale. Gli atenei avranno ora a disposizione un margine temporale più ampio per regolarizzare gli esami finali e la discussione delle relative tesi di abilitazione.
Il sistema si adatta così ai ritardi accumulati dagli atenei. Riusciranno le università a rispettare questa nuova scadenza senza ulteriori slittamenti? Solo i prossimi mesi diranno se il 31 dicembre 2026 basterà per chiudere definitivamente la partita dei vecchi e nuovi cicli abilitanti.
Per approfondire: CEMFORM propone eCampus Percorsi Abilitanti 60 CFU — il percorso universitario completo per ottenere l'abilitazione all'insegnamento nelle scuole secondarie.


