Umberto Galimberti, in una recente riflessione pubblica in occasione del suo ottantaquattresimo compleanno, ha offerto una lettura lucida e priva di filtri sul malessere che attraversa le nuove generazioni. Il filosofo sostiene che il disagio giovanile contemporaneo non sia paragonabile a quello delle epoche passate, poiché affonda le radici in un mutamento culturale profondo: la sottrazione sistematica della categoria del futuro.
Per l'Occidente, il futuro ha sempre rappresentato un orizzonte di senso, declinato attraverso la salvezza religiosa, il progresso scientifico o la giustizia sociale. Quando questo orizzonte viene meno, l'individuo perde la spinta propulsiva che lo porta ad agire. Galimberti osserva come, in assenza di un domani attraente, i giovani tendano a rifugiarsi in forme di anestesia, tra cui l'abuso di sostanze, non tanto per ricerca di piacere, quanto per lenire l'angoscia di un vuoto prospettico.
Nella vita non vai avanti perché qualcuno ti spinge, vai avanti perché qualcosa ti attrae. Se davanti non c’è niente, si cerca l’anestesia.
Il percorso biografico dello stesso Galimberti, segnato da una risalita sociale che oggi appare complessa, funge da termine di paragone per comprendere le difficoltà attuali. Cresciuto in una famiglia segnata da ristrettezze economiche, ha potuto costruire il proprio destino attraverso lo studio e un contesto sociale che, seppur difficile, offriva ancora possibilità di inserimento lavorativo e crescita personale. Oggi, al contrario, il linguaggio pubblico è spesso piegato a logiche di manipolazione, dove termini come "danno collaterale" o "trasferimento di popolazioni" vengono utilizzati per edulcorare realtà drammatiche, rendendo la verità sempre più difficile da decifrare.
La sfida educativa nell'era dell'attenzione frammentata
Un ulteriore elemento di criticità sollevato dal filosofo riguarda la trasformazione delle modalità di apprendimento e attenzione. Il passaggio dalla lettura profonda del libro alla fruizione rapida e frammentata di immagini sui dispositivi digitali ha ridotto drasticamente i tempi di elaborazione cognitiva. In questo scenario, la scuola si trova a dover operare in un contesto dove la velocità del messaggio prevale sulla sua veridicità, rendendo il ruolo del docente non solo quello di trasmettitore di nozioni, ma di guida critica in un ecosistema informativo saturo.
La formazione continua del personale scolastico diventa, in questo senso, un presidio fondamentale per mantenere alta la qualità della didattica e la capacità di interpretare i cambiamenti tecnologici. Acquisire competenze certificate non significa solo migliorare il proprio punteggio nelle graduatorie, ma dotarsi di strumenti concreti per gestire l'innovazione in aula. Per chi desidera approfondire le proprie competenze digitali, CEMFORM offre percorsi mirati come la IDCERT DigComp 2.2, utile per integrare le proprie abilità didattiche con le nuove tecnologie.
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