Le nomine del personale ATA continuano a essere gestite quasi esclusivamente attraverso la copertura del semplice turnover, una pratica che nel tempo si sta rivelando insufficiente per garantire la stabilità degli istituti italiani. Durante un recente intervento a Orizzonte Scuola TV, Ivana Barbacci, segretaria generale nazionale della Cisl Scuola, ha puntato il dito contro questa gestione cronica delle risorse, evidenziando come la fragilità del sistema coinvolga direttamente assistenti amministrativi, collaboratori scolastici e direttori dei servizi generali e amministrativi. La mancanza di una programmazione strutturata lascia aperte troppe voragini negli organici delle segreterie e dei reparti di sorveglianza.
La criticità maggiore risiede nell'applicazione rigida dei vincoli di bilancio che impediscono una pianificazione a medio termine. A differenza del personale docente, spesso al centro del dibattito pubblico, gli assistenti tecnici e amministrativi subiscono il peso di un dimensionamento della rete scolastica che, anziché alleggerire il carico di lavoro, accentua le difficoltà operative. Le segreterie scolastiche si trovano oggi a gestire adempimenti burocratici sempre più complessi — dalla gestione della piattaforma PNRR alla rendicontazione dei progetti europei, passando per le pratiche digitali legate all'anagrafe nazionale degli studenti — pur operando con organici ridotti all'osso e un'alta percentuale di personale precario.
I dati forniti dal sindacato parlano chiaro: servono interventi mirati per circa 30.000 posti vacanti che rischiano di rimanere scoperti senza una svolta politica decisa. Ma quanti istituti possono davvero reggere l'urto di una carenza organica così marcata all'inizio dell'anno scolastico? La proposta avanzata prevede un piano di immissioni in ruolo progressivo, da sviluppare nel giro di due o tre anni, così da restituire certezze operative alle scuole e continuità lavorativa ai precari storici, riducendo drasticamente il ricorso alle supplenze brevi che spesso si traducono in ritardi cronici nell'assegnazione degli incarichi.
Il nodo centrale della questione riguarda anche il trattamento economico riservato a questa categoria di lavoratori. Il personale ATA registra la base retributiva più bassa in tutta la pubblica amministrazione italiana. Un divario salariale che rende ancora più urgente un segnale concreto da parte della politica, sfruttando la prossima legge di bilancio come strumento principale per dare stabilità e dignità a chi ogni giorno tiene in piedi la macchina scolastica. Spesso, un collaboratore scolastico o un assistente amministrativo neoassunto percepisce uno stipendio che fatica a coprire il costo della vita, soprattutto nelle grandi aree metropolitane dove il caro-affitti rende insostenibile il trasferimento fuori sede per prendere servizio.
Parallelamente agli interventi normativi e di bilancio, il sindacato intende proseguire il lavoro attraverso la contrattazione collettiva, cercando di colmare le distanze economiche rispetto agli altri comparti statali, come gli enti locali o i ministeri, che a parità di titolo di studio offrono emolumenti ben superiori. La manovra di fine mandato viene così indicata come il banco di prova decisivo per verificare l'effettiva volontà del governo di investire sul personale amministrativo e tecnico, uscendo dalla logica dell'emergenza permanente e riconoscendo finalmente la specificità e la complessità del lavoro svolto all'interno delle istituzioni scolastiche autonome.
In questo scenario in evoluzione, caratterizzato da una crescente digitalizzazione dei processi amministrativi, cresce anche l'importanza della formazione e dell'aggiornamento costante per chi aspira a un inserimento competitivo nelle graduatorie di terza fascia o alla stabilizzazione. Possedere le giuste certificazioni non rappresenta più soltanto un valore aggiunto, ma un requisito fondamentale per massimizzare il proprio punteggio e distinguersi in un contesto di concorrenza sempre più elevata.
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