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Aumenti docenti e ATA: per Usb Scuola il contratto vale solo 30 euro

Arriva la dura presa di posizione di Usb Scuola sul rinnovo del contratto per docenti e ATA: aumenti stimati in appena 30 euro ad agosto e mobilitazione.

Aumenti docenti e ATA: per Usb Scuola il contratto vale solo 30 euro

Chi sperava in una svolta economica concreta con la busta paga di agosto rischia di fare i conti con una brutta sorpresa. Il sindacato Usb Scuola ha definito senza mezzi termini il recente rinnovo del contratto collettivo nazionale un accordo beffa, puntando il dito contro le cifre reali che finiranno nei conti corrente del personale scolastico.

Le cifre sbandierate nei mesi scorsi dalle organizzazioni sindacali firmatarie non corrispondono alla realtà dei fatti. Secondo l'analisi diffusa dal sindacato di base, gli incrementi medi si fermeranno a circa trenta euro netti mensili a partire dal mese di agosto, una cifra ben lontana dal recupero del potere d'acquisto eroso dall'inflazione galoppante degli ultimi anni.

Per comprendere appieno la portata di questa delusione salariale, analizzare il contesto macroeconomico e normativo in cui si inserisce la firma del CCNL. Negli ultimi tre anni, l'Indice Nazionale dei Prezzi al Consumo (NIC) calcolato dall'ISTAT ha registrato un'impennata cumulata superiore al 15%, mentre gli adeguamenti contrattuali proposti nella pubblica amministrazione si sono attestati storicamente su medie ben inferiori. Il divario tra l'inflazione reale — spinta dai beni di prima necessità e dai costi energetici — e i tassi di rivalutazione degli stipendi pubblici ha generato una perdita di potere d'acquisto stimata da diversi istituti di ricerca economica in oltre duemila euro annui pro capite per il comparto scuola.

A complicare il quadro contribuisce la struttura stessa della retribuzione nel comparto Istruzione e Ricerca, caratterizzata da un'anzianità di servizio molto lunga prima di raggiungere i tanto agognati scatti di carriera. Molti docenti neopassati in ruolo e gran parte del personale ATA si ritrovano bloccati nei gradoni iniziali, dove trenta euro netti in più in busta paga rappresentano meno dell'1,5% dello stipendio mensile, una percentuale incapace anche solo di ammortizzare il rincaro dei trasporti pubblici o dei canoni di locazione, problematiche particolarmente sentite dai lavoratori fuori sede.

Quali sono i margini di manovra per i lavoratori della scuola di fronte a questo scenario? La risposta del sindacato non si è fatta attendere, trasformandosi immediatamente nella proclamazione di una nuova mobilitazione nazionale per contestare le intese siglate da Cgil, Cisl, Uil, Snals, Gilda ed Anief lo scorso mese di aprile.

Le modalità della protesta si preannunciano particolarmente aspre, puntando a coinvolgere i lavoratori direttamente all'interno delle istituzioni scolastiche con assemblee sindacali permanenti, blocchi delle attività non obbligatorie e iniziative di sciopero mirate in coincidenza con l'avvio del nuovo anno scolastico a settembre. Tuttavia, l'efficacia di queste azioni si scontra con la complessità dei meccanismi di contrattazione collettiva nazionale, che una volta ratificati all'ARAN (Agenzia per la Rappresentanza Negoziale delle Pubbliche Amministrazioni) e firmati in via definitiva, lasciano spazi di rinegoziazione estremamente ridotti sul piano giuridico.

Gli aumenti raccontati erano falsi perché non tengono conto del reale carovita e relegano il personale della scuola a compensi inadeguati.

La frattura all'interno del comparto pubblico si allarga ulteriormente. Da una parte le sigle confederali che difendono l'impianto dell'accordo sottoscritto in primavera, sostenendo che si tratti comunque del massimo risultato ottenibile con i tetti di spesa imposti dalle ultime leggi di bilancio statali; dall'altra le voci critiche che denunciano una perdita salariale strutturale per centinaia di migliaia di docenti e lavoratori ATA sparsi in tutta Italia, evidenziando come la scuola pubblica italiana continui a retribuire i propri dipendenti al di sotto della media dei paesi dell'Unione Europea e dell'OCSE.

Un elemento di forte criticità riguarda il confronto con altri comparti della stessa pubblica amministrazione centrale. Mentre ministeri, agenzie fiscali e enti locali hanno beneficiato di specifici fondi perequativi e di incrementi legati alla produttività individuale o alla revisione degli ordinamenti professionali, il comparto scuola è rimasto ingessato in tabelle stipendiali obsolete che penalizzano in particolar modo il personale non docente.

Il malumore serpeggia soprattutto tra il personale amministrativo e tecnico, spesso chiamato a gestire carichi di lavoro crescenti a fronte di stipendi che faticano a superare la soglia della dignità economica rispetto ad altri comparti statali. L'introduzione di nuove incombenze digitali, la gestione delle piattaforme ministeriali legate al PNRR e le continue riforme burocratiche hanno trasformato radicalmente il profilo del personale ATA senza che vi sia stata una corrispondente valorizzazione economica ed economica dei ruoli. Proprio per questo motivo, chi lavora nelle segreterie scolastiche cerca spesso di migliorare la propria posizione attraverso la formazione specifica, puntando su titoli come la certificazione per coordinatore amministrativo per scalare le graduatorie e ottenere posizioni economiche migliori.

Acquisire competenze avanzate nella gestione contabile, nella normativa sulla privacy scolastica, nella digitalizzazione degli archivi e nelle procedure di appalto rappresenta oggi una delle poche vie concrete per valorizzare il proprio profilo professionale all'interno delle graduatorie d'istituto e dei bandi interni, cercando di compensare in autonomia la scarsità degli aumenti contrattuali riconosciuti dal CCNL.

Le prossime settimane serviranno a capire se la mobilitazione annunciata riuscirà a coagulare il dissenso della base o se il contratto resterà blindato nelle tabelle già firmate all'aran. Nel frattempo, l'attesa per i cedolini di agosto si tinge di forte tensione sindacale, ponendo l'esecutivo e le parti sociali di fronte a una rentrée autunnale che si preannuncia tra le più calde e conflittuali degli ultimi anni per il mondo dell'istruzione.

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