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Bocciato per troppe assenze: il TAR riammette alla maturità

Il TAR della Campania ribalta la bocciatura di uno studente lavoratore escluso dalla maturità per troppe assenze. Ecco i dettagli della sentenza.

Bocciato per troppe assenze: il TAR riammette alla maturità

Bilanciare il lavoro quotidiano e i banchi di scuola non è mai semplice, soprattutto quando la stanchezza si accumula e le ore di presenza iniziano a scarseggiare. Un giovane studente lavoratore dell'Irpinia ha sperimentato questa dura realtà sulla propria pelle, scontrandosi con il verdetto negativo del proprio istituto scolastico che lo aveva escluso dall'esame di Stato per il superamento del limite massimo di assenze consentite dall'ordinamento.

La Prima Sezione del TAR della Campania, con sede a Salerno, ha però ribaltato radicalmente lo scenario giudiziario e didattico. I giudici amministrativi hanno infatti accolto il ricorso presentato dall'avvocato Fiorita Lombardi, del Foro di Avellino, annullando la pagella che decretava la mancata ammissione del ragazzo alla maturità.

Il nodo delle deroghe alla frequenza scolastica

La difesa legale si è basata su un'attenta analisi della normativa vigente che regola la validità dell'anno scolastico, facendo leva in particolare sul DPR n. 122 del 2009. Tale decreto stabilisce all'articolo 14, comma 7, l'obbligo di frequentare almeno tre quarti dell'orario personalizzato annuale per la validità dell'anno, ma prevede al contempo deroghe specifiche per situazioni particolari, purché tali assenze non pregiudichino la valutazione degli alunni.

L'aspetto cruciale sollevato in sede giurisprudenziale riguarda proprio la discrezionalità riconosciuta ai collegi docenti nell'individuare le motivazioni giustificabili. Tra queste rientrano a pieno titolo i gravi motivi di salute, le esigenze familiari certificate ma, in un'interpretazione evolutiva del diritto allo studio tutelato dalla Costituzione, anche documentate esigenze lavorative che costringono lo studente a concorrere al sostentamento proprio o della propria famiglia.

La normativa prevede deroghe alla frequenza minima proprio per tutelare gli studenti che affrontano situazioni complesse, come il lavoro.

Nel caso specifico, l'istituto aveva applicato la regola in modo rigido e meramente aritmetico, senza considerare adeguatamente la condizione di studente lavoratore del ragazzo e l'effettivo livello di apprendimento raggiunto nelle singole discipline. Il tribunale ha ritenuto che la posizione del giovane meritasse una valutazione globale e più flessibile, capace di tenere conto del duplice impegno quotidiano tra occupazione retribuita e percorso di studi, valorizzando il merito e l'impegno profuso nonostante le oggettive difficoltà logistiche e temporali.

Analizzando il fenomeno su scala nazionale, i dati diffusi dal Ministero dell'Istruzione e del Merito evidenziano come la dispersione scolastica e la difficoltà di conciliazione riguardino ancora una percentuale significativa di giovani nella fascia d'età compresa tra i 16 e i 19 anni, in particolare nelle regioni del Mezzogiorno. Spesso questi studenti si trovano a dover scegliere tra la prosecuzione degli studi e la necessità economica immediata, un aut-aut che le istituzioni scolastiche dovrebbero prevenire attraverso una maggiore flessibilità organizzativa e percorsi di istruzione per adulti o serali strutturati ad hoc.

Per il personale scolastico, e in particolare per i docenti chiamati a far parte dei consigli di classe, questa sentenza rappresenta un monito importante sulla necessità di bilanciare il rigore formale con la funzione educativa e sociale della scuola. Gestire situazioni di vulnerabilità o di carico lavorativo richiede competenze pedagogiche avanzate e una profonda conoscenza dei diritti degli studenti. Questa sensibilità didattica non si improvvisa, ma viene coltivata attraverso una formazione mirata e continua, un aspetto che trova ampio riscontro nella preparazione offerta dai moderni percorsi abilitanti 60 CFU pensati per i futuri docenti, dove la normativa scolastica, l'inclusione e la gestione della classe costituiscono pilastri fondamentali del piano di studi.

Questa decisione riapre il dibattito sui criteri di valutazione adottati dai consigli di classe nei confronti di chi studia e lavora contemporaneamente. Troppo spesso i regolamenti interni d'istituto faticano a recepire lo spirito delle norme che tutelano il diritto allo studio per gli adulti o per i ragazzi che anticipano l'ingresso nel mondo del lavoro. Per chi opera nel settore scolastico, episodi simili offrono lo spunto per una riflessione approfondita sulla personalizzazione dei percorsi formativi, affinché la scuola pubblica sappia confermarsi come ascensore sociale reale e inclusivo, capace di non lasciare indietro nessuno, soprattutto chi dimostra straordinaria determinazione nel voler raggiungere il diploma di Stato.

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