Il sistema scolastico italiano si trova di fronte a un caso limite che sta sollevando accesi dibattiti tra le famiglie e il personale docente. Nel salernitano, una studentessa di 17 anni, in coma farmacologico da dicembre 2024 a seguito di una grave patologia, è stata dichiarata "non classificata" negli scrutini finali. La conseguenza diretta di tale provvedimento è la bocciatura, determinata dal superamento del limite massimo di assenze consentito per procedere alla valutazione degli apprendimenti.
La vicenda, riportata dall'Ansa, ha scatenato l'indignazione della famiglia. Il padre della giovane ha definito la decisione del consiglio di classe "offensiva e disumana", sottolineando come la rigidità burocratica abbia prevalso sulla condizione di salute della ragazza. La scuola, dal canto suo, si è trovata a dover applicare il Testo Unico in materia di istruzione, che prevede la necessità di frequentare almeno tre quarti dell'orario annuale personalizzato per poter validare l'anno scolastico.
La normativa tra rigore burocratico e tutela dello studente
Il nodo centrale della questione risiede nell'articolo 14, comma 7, del Dpr 122/2009. Tale norma stabilisce che, ai fini della validità dell'anno scolastico, è richiesta la frequenza di almeno tre quarti del monte ore annuale. Sebbene il decreto preveda delle deroghe per casi eccezionali, come gravi motivi di salute documentati, la loro applicazione resta spesso legata all'autonomia decisionale del collegio dei docenti, che deve valutare se il percorso didattico sia stato comunque sufficientemente seguito o se le assenze abbiano compromesso la possibilità di una valutazione oggettiva.
La rigidità burocratica non può e non deve oscurare il principio fondamentale di tutela del diritto allo studio, specialmente di fronte a situazioni di fragilità estrema.
Il caso salernitano riaccende i riflettori sulla necessità di una revisione delle procedure di scrutinio in presenza di patologie invalidanti. Sebbene la normativa offra margini di manovra, la discrezionalità dei consigli di classe può portare a esiti divergenti, creando disparità di trattamento tra istituti diversi. Il dibattito si sposta ora sulla necessità di linee guida ministeriali più stringenti, che proteggano gli studenti da meccanismi automatici di bocciatura quando la causa dell'assenza è un evento di forza maggiore, come un ricovero ospedaliero prolungato.
La scuola italiana è chiamata a un difficile equilibrio: garantire il valore legale del titolo di studio attraverso la verifica delle competenze e, contemporaneamente, farsi carico della dimensione umana e sociale dei propri allievi. La vicenda della studentessa salernitana non rappresenta solo un problema amministrativo, ma interroga l'intera comunità scolastica sulla capacità dell'istituzione di adattarsi alle emergenze della vita, evitando che il rispetto formale delle regole si trasformi in un atto di esclusione verso chi sta affrontando la sfida più difficile.


