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Caldo record a scuola: Anief chiede misure per i docenti

Con l'ondata di caldo e il rientro a settembre, Anief chiede interventi per i docenti. Come affrontare le aule senza aria condizionata?

Caldo record a scuola: Anief chiede misure per i docenti

Il ritorno tra i banchi sotto la morsa dell'afa

Manca poco più di un mese al suono della prima campanella, ma il termometro non accenna a scendere e la preoccupazione cresce tra i corridoi degli istituti italiani. Le proiezioni meteorologiche confermano che l'autunno inizierà sotto il segno di temperature roventi, riaprendo d'emblée il dossier sulla sicurezza climatica negli edifici scolastici. Molte aule italiane si trasformano in veri e propri forni a cielo aperto, privi di impianti di climatizzazione adeguati e con infissi obsoleti che impediscono qualsiasi forma di ricambio d'aria efficace.

A delineare un quadro strutturale allarmante è del resto il patrimonio edilizio scolastico nazionale: secondo i dati dell'Anagrafe Nazionale dell'Edilizia Scolastica, oltre il 40% degli istituti risale a prima del 1970, un'epoca in cui le attuali ondate di calore estivo e prolungato non rientravano nei parametri di progettazione architettonica. Questa obsolescenza si traduce in edifici energicamente inefficienti, privi di schermature solari adeguate, isolamento termico e ventilazione meccanica controllata. Per questo motivo, già nelle prime settimane di settembre e durante i mesi di maggio e giugno, la temperatura interna supera regolarmente i 30-32 gradi centigradi, rendendo di fatto impossibile il rispetto dei requisiti minimi di comfort termico previsti dal Testo Unico sulla Sicurezza nei Luoghi di Lavoro (D.Lgs. 81/2008).

Le segreterie sindacali ricevono segnalazioni quotidiane da parte di insegnanti e rappresentanti dei lavoratori, preoccupati per un'altra stagione didattica vissuta in condizioni ambientali critiche. Marcello Pacifico, presidente nazionale del sindacato Anief, ha voluto rimarcare la gravità della situazione con dichiarazioni che non lasciano spazio a interpretazioni: "Occorre prevenire i colpi di calore dei docenti. Fare didattica non è stare al parco". Una stoccata che evidenzia il divario tra le condizioni lavorative reali del corpo docente e la percezione burocratica dell'attività scolastica nei mesi di transizione stagionale.

"Occorre prevenire i colpi di calore dei docenti. Fare didattica non è stare al parco, ma un lavoro usurante svolto in ambienti spesso inadeguati."

Dal punto di vista pratico, l'impatto di queste temperature estreme non grava unicamente sul benessere psicofisico dei docenti, ma si ripercuote pesantemente anche sul personale ATA e sugli studenti. I collaboratori scolastici, impegnati in mansioni dinamiche e nella sorveglianza dei piani, affrontano turni massacranti in ambienti privi di ricircolo. Per gli insegnanti, la gestione della classe si trasforma in una prova di resistenza: spiegare per ore in piedi, con tassi di umidità elevati e senza ausili tecnologici moderni, aumenta esponenzialmente il rischio di disidratazione, cali di pressione e scompensi, particolarmente rischiosi per il personale non più giovanile, considerando che l'età media dei docenti italiani supera i 50 anni, ponendoli tra i corpi insegnanti più anziani d'Europa.

Il cambiamento climatico galoppa e le istituzioni continuano a muoversi con lentezza burocratica disarmante, rimandando interventi strutturali che avrebbero dovuto essere pianificati decenni fa. I docenti si ritrovano così a gestire classi affollate, dove la concentrazione crolla vertiginosamente già dopo la prima ora di lezione a causa della calura soffocante. Senza un piano straordinario di investimenti per l'efficientamento energetico e la climatizzazione degli edifici pubblici, la riapertura di settembre rischia di trasformarsi nell'ennesima emergenza gestita in extremis dai singoli dirigenti scolastici.

In attesa che gli enti locali e il Ministero dell'Istruzione e del Merito sblocchino fondi mirati — come quelli precedentemente previsti dal PNRR per la riqualificazione energetica ma spesso assorbiti da priorità strutturali differenti — ai lavoratori della scuola non resta che affidarsi a strategie di adattamento individuale e a una didattica sempre più flessibile. In questo scenario complesso, saper padroneggiare gli strumenti digitali e le metodologie di apprendimento a distanza o ibrido diventa una competenza trasversale fondamentale per riorganizzare le attività didattiche anche quando le condizioni ambientali in presenza diventano insostenibili.

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