I docenti di ruolo e gli aspiranti della classe di concorso A23, specializzati nell'insegnamento della lingua italiana a discenti di lingua straniera, hanno sollevato una protesta formale contro una gestione del reclutamento definita paradossale. La categoria denuncia una situazione di stallo che penalizza non solo i professionisti del settore, ma l'intero sistema scolastico italiano, sempre più chiamato a gestire classi multilingue e contesti di forte integrazione culturale.
Il nodo centrale della vertenza riguarda l'esclusione sistematica di questa classe di concorso dai recenti bandi e la mancata valorizzazione delle competenze specifiche acquisite. Nonostante la crescente richiesta di docenti formati per l'italiano L2, i professionisti della A23 lamentano un'assenza di programmazione che impedisce la stabilizzazione del personale e la continuità didattica necessaria per gli studenti stranieri inseriti nel primo e secondo ciclo di istruzione.
Le criticità nel reclutamento e la richiesta di tutele
La denuncia, portata all'attenzione delle istituzioni competenti, evidenzia come la mancanza di posti a concorso dedicati stia creando un vuoto normativo e operativo. I docenti sottolineano che, in un Paese in cui l'integrazione passa inevitabilmente attraverso l'acquisizione della lingua, la classe A23 dovrebbe rappresentare un pilastro strategico del Ministero dell'Istruzione e del Merito. Invece, il personale si trova a dover affrontare una precarietà cronica, spesso relegato a supplenze brevi che non permettono di strutturare percorsi pedagogici efficaci.
La classe di concorso A23 è un presidio fondamentale per l'integrazione, e la sua marginalizzazione nei concorsi pubblici rappresenta un danno per l'intero sistema scolastico nazionale.
Le sigle sindacali e i comitati di docenti chiedono ora un intervento immediato per sbloccare le assunzioni e rivedere i criteri di accesso, garantendo che le competenze linguistiche e glottodidattiche siano adeguatamente riconosciute nelle graduatorie. Senza una riforma strutturale che integri pienamente la A23 nei piani di organico, il rischio è quello di vedere un progressivo impoverimento della qualità dell'offerta formativa destinata agli alunni non italofoni, con ripercussioni dirette sul successo scolastico e sociale di migliaia di studenti.
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