Formazione & Certificazioni

Classi differenziali: perché la scuola inclusiva rifiuta la divisione

La proposta di reintrodurre le classi differenziali riapre il dibattito sulla scuola inclusiva. Risponde Rosaria Corigliano, docente di sostegno.

Classi differenziali: perché la scuola inclusiva rifiuta la divisione

Le recenti dichiarazioni del generale Roberto Vannacci sulla possibile reintroduzione delle classi differenziali hanno immediatamente mobilitato il mondo dell'istruzione pubblica italiana. A rispondere non sono solo i sindacati o i vertici ministeriali, ma chi ogni mattina entra in classe e vive sulla propria pelle la complessità e la bellezza dell'inclusione. Rosaria Corigliano, docente di sostegno e coordinatrice MIDA, ha affidato a una lettera aperta il proprio sdegno e la propria visione pedagogica, ribaltando completamente il paradigma proposto dal parlamentare europeo.

Chi lavora quotidianamente tra i banchi sa bene che la sfida dell'integrazione non si vince separando gli alunni con disabilità o con bisogni educativi speciali dal resto del gruppo classe. La proposta di riaprire percorsi paralleli viene letta dal corpo docente come un salto indietro di decenni, un passo falso che ignora la riforma sancita dalla storica legge 517 del 1977 e i principi fondamentali della nostra Costituzione. Ma quale modello di cittadinanza stiamo costruendo se releghiamo la fragilità lontano dagli occhi di chi non la vive?

Dal punto di vista normativo ed evolutivo, l'ordinamento italiano ha compiuto passi da gigante a partire dalla Legge 104/92 fino ai più recenti decreti legislativi sull'inclusione scolastica, come il D.Lgs. 66/2017 e successive modifiche. I dati diffusi dall'ISTAT evidenziano una presenza costante e crescente di alunni con disabilità nelle scuole italiane, che oggi superano le 300.000 unità. Di fronte a numeri così significativi, il sistema non può arretrare ipotizzando scorciatoie segregazioniste che violerebbero palesemente anche la Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità, ratificata dall'Italia con la Legge 18/2009. L'obiettivo non dichiarato, ma evidente agli occhi degli esperti, rischia di essere lo scarico di responsabilità istituzionale anziché un reale efficientamento dell'offerta formativa.

La vera scuola pubblica non seleziona e non divide, ma offre a ogni studente gli strumenti necessari per esprimere il proprio potenziale nello stesso spazio di crescita condivisa.

Nel dibattito che si è acceso tra sindacati, associazioni di categoria e famiglie, il nodo centrale riguarda la qualità della didattica e le risorse effettivamente messe a disposizione degli istituti. Spesso i docenti di sostegno e i consigli di classe si trovano a fronteggiare carenze strutturali croniche, ore di cattedra assegnate in ritardo e una burocrazia che distoglie tempo prezioso alla relazione educativa. Non bisogna dimenticare, inoltre, l'impatto organizzativo che grava sul personale ATA, chiamato a gestire la complessità logistica e assistenziale quotidiana senza un adeguato piano di immissioni in ruolo e di formazione mirata. Eppure, la risposta a queste difficoltà non può risiedere nella ghettizzazione dei ragazzi più fragili, bensì in un investimento massiccio sulla formazione specialistica del personale e sul potenziamento dei servizi di supporto all'interno delle classi normali.

Esperienze comparate a livello europeo dimostrano come i sistemi scolastici che investono nella corresponsabilità educativa di tutti i docenti — superando la logica per cui il sostegno sia delega esclusiva a un unico insegnante — ottengano performance formative superiori e tassi di dispersione scolastica drasticamente inferiori. La didattica universale e la progettazione inclusiva non sono utopie pedagogiche, ma metodologie validate empiricamente che arricchiscono il processo di apprendimento dell'intero gruppo classe, normodotati inclusi.

Il confronto sul futuro dell'istruzione resta aperto, mentre i collegi docenti di tutta la penisola continuano a difendere l'impianto inclusivo che ha reso il sistema scolastico italiano un punto di riferimento internazionale. La direzione tracciata dalla pedagogia moderna non ammette scorciatoie segregazioniste: la crescita passa inevitabilmente dal confronto quotidiano con la diversità, intesa non come un ostacolo da rimuovere, ma come la componente strutturale di una comunità educante che non lascia indietro nessuno.

Per approfondire: CEMFORM propone eCampus Specializzazione Sostegno — il percorso accademico pensato per i docenti precari che vogliono acquisire il titolo ufficiale per l'insegnamento di sostegno e la gestione inclusiva della classe.

Condividi