Centoventinove esercizi di matematica, cinque puntate di un podcast in lingua inglese, tre libri di narrativa da terminare e decine di pagine di teoria da memorizzare. Non è il programma di un intero quadrimestre, ma la lista che un ragazzo di seconda superiore si è visto recapitare a fine giugno, con la richiesta di completare tutto entro il rientro a settembre. Il carico di lavoro, concentrato su sole quattro discipline — scienze, inglese, matematica e fisica — solleva dubbi legittimi sulla reale efficacia di una didattica che rischia di trasformare il periodo di pausa in un prolungamento stressante dell'anno scolastico.
Enrico Galiano, docente e scrittore, ha lanciato un appello che sta facendo discutere i collegi docenti di tutta Italia: se assegni un compito, poi lo devi correggere. La provocazione non è banale. Spesso, infatti, il volume di esercizi assegnati non trova un riscontro puntuale nella valutazione formativa al rientro in aula. Il rischio è che il compito diventi un mero esercizio burocratico, privo di quel valore pedagogico che dovrebbe invece stimolare l'autonomia dello studente.
Il compito per le vacanze non deve essere una punizione o un riempitivo, ma un ponte tra l'apprendimento acquisito e la curiosità che lo studente deve continuare a coltivare anche lontano dai banchi.
La questione si intreccia inevitabilmente con le nuove metodologie di apprendimento. In un mondo che corre verso la digitalizzazione, è ancora sensato limitarsi a pagine di esercizi cartacei? Molti docenti stanno integrando strumenti innovativi per rendere il lavoro estivo meno alienante. L'uso di podcast, piattaforme interattive e risorse multimediali permette di mantenere vivo l'interesse senza soffocare il tempo libero. Per chi desidera approfondire queste dinamiche, la IDCERT DigComp 2.2 rappresenta un punto di riferimento per acquisire competenze digitali certificate, utili a progettare percorsi didattici che superano la logica del libro di testo tradizionale.
Ma quanti docenti sono realmente pronti a coordinarsi per evitare il sovraccarico? Il problema del "lavoro in squadra" tra colleghi resta il nodo cruciale. Senza una programmazione condivisa, ogni insegnante tende a considerare la propria materia come l'unica priorità, perdendo di vista il carico complessivo che grava sulle spalle dello studente. La scuola italiana ha bisogno di una riflessione profonda sulla qualità, piuttosto che sulla quantità, del lavoro assegnato.
La sfida per il prossimo anno scolastico sarà quella di trasformare il tempo delle vacanze in un'opportunità di crescita reale. Se l'obiettivo è consolidare le competenze, forse dovremmo chiederci se non sia più utile puntare su attività che richiedano spirito critico e capacità di analisi, piuttosto che su una mole di esercizi ripetitivi che finiscono spesso per essere delegati a soluzioni trovate online o, peggio, ignorati fino all'ultimo giorno di agosto.
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