Le graduatorie del personale scolastico continuano a far discutere il mondo della politica e dei sindacati. L'ultima legge di Bilancio ha introdotto un ordine del giorno che spinge l'Esecutivo a riconsiderare l'indizione di nuove procedure concorsuali. L'obiettivo dichiarato consiste nel limitare i bandi per i profili professionali che vantano ancora elenchi vigenti, preferendo lo scorrimento del personale già abilitato o in attesa di immissione in ruolo.
Sulla questione è intervenuto direttamente Mario Pittoni, responsabile del Dipartimento Istruzione della Lega ed ex presidente della commissione Cultura al Senato. Attraverso i suoi canali social, l'esponente politico ha voluto fare chiarezza sui tempi e sulle reali intenzioni del Governo riguardo alla pausa dei prossimi bandi, sottolineando che al momento non esiste alcuna delibera ufficiale sulla durata dello stop.
Per comprendere appieno la portata di questo dibattito, occorre analizzare il quadro normativo attuale che regola il reclutamento dei docenti in Italia. Negli anni recenti, il sistema è stato profondamente ridefinito in ottemperanza agli impegni presi con Bruxelles nell'ambito del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR). La riforma, strutturata attraverso il Decreto Legge n. 36/2022 e successivamente convertito con modificazioni, ha imposto un calendario serrato di concorsi a cadenza annuale, finalizzato a immettere in ruolo decine di migliaia di insegnanti entro il 31 dicembre 2026. Tuttavia, questo modello ha mostrato evidenti criticità applicative, scontrandosi con la realtà di territori e classi di concorso in cui sono presenti migliaia di docenti abilitati o specializzati inseriti nelle Graduatorie ad Esaurimento (GAE) e nelle Graduatorie Provinciali per le Supplenze (GPS) di prima fascia, i quali attendono da anni una stabilizzazione definitiva senza dover necessariamente affrontare l'ennesimo sbarco selettivo.
Dal punto di vista pratico, l'impatto di un eventuale congelamento dei nuovi bandi a favore dello scorrimento delle graduatorie esistenti interesserebbe centinaia di migliaia di lavoratori della scuola, compreso il personale ATA. Basti pensare che, secondo le stime preliminari dei sindacati di categoria, la platea dei precari storici con almeno 36 mesi di servizio supera abbondantemente le 200.000 unità su scala nazionale. Per questa fetta significativa di docenti, l'obbligo di partecipare a concorsi continui viene spesso percepito come un fattore di forte stress e di incertezza professionale, soprattutto Considerando percentuali di superamento delle prove scritte e orali che, in alcune sessioni passate, hanno falcidiato fino al 40-50% dei partecipanti a causa di soglie di sbarramento particolarmente rigidi. Dare priorità allo scorrimento delle graduatorie significherebbe, secondo i fautori di questa linea, valorizzare l'esperienza sul campo accumulata da chi ogni giorno gestisce le cattedre vuote nelle aule italiane.
Ma quale impatto reale avrebbe una decisione del genere sui precari storici della scuola? La risposta si scontra con le logiche comunitarie legate ai finanziamenti europei. Secondo quanto evidenziato dallo stesso Pittoni, l'Unione Europea starebbe mostrando una maggiore flessibilità rispetto alle rigide imposizioni iniziali, aprendo a un confronto sui bandi mirati, da attivare esclusivamente dove non esiste personale disponibile con le qualifiche richieste. Questo negoziato tra Roma e Bruxelles rappresenta un passaggio chiave: la Commissione Europea, tradizionalmente attenta al rispetto dei target quantitativi legati ai KPI (Key Performance Indicators) del PNRR, sembrerebbe disposta a valutare l'efficacia sostanziale delle riforme piuttosto che la mera conformità burocratica alle scadenze dei bandi, a patto che non si arresti il processo di immissione in ruolo e di svecchiamento del corpo docente.
La vera svolta consiste nel ribaltare la logica imposta dai concorsi Pnrr, utilizzando le selezioni pubbliche solo dove le graduatorie risultano completamente esaurite.
Questo cambio di rotta segnerebbe una netta discontinuità rispetto al passato recente, svincolando la programmazione delle assunzioni dai vincoli comunitari più rigidi e restituendo centralità alla contrattazione e alla pianificazione ministeriale basata sui fabbisogni reali delle istituzioni scolastiche autonome. Gli stessi uffici scolastici regionali, spesso oberati dalla gestione simultanea di immissioni in ruolo, scorrimenti GPS e concorsi straordinari e ordinari, potrebbero beneficiare di una razionalizzazione delle procedure, riducendo il contenzioso amministrativo che ogni anno intasa i tribunali del lavoro a causa di errori materiali nei bandi o nelle attribuzioni dei punteggi.
Nel frattempo, centinaia di docenti continuano a monitorare la situazione per capire come muoversi all'interno delle graduatorie provinciali e d'istituto, cercando nel frattempo di incrementare il proprio punteggio per non farsi trovare impreparati di fronte alle prossime convocazioni. In uno scenario in cui ogni singolo decimo di punto può fare la differenza tra l'ottenimento di un incarico annuale di supplenza al 31 agosto e la disoccupazione, la cura meticolosa del proprio curriculum formativo diventa un imperativo categorico per qualsiasi aspirante insegnante.
Per approfondire: CEMFORM propone British Institutes B2 — la certificazione linguistica riconosciuta dal Ministero per scalare le graduatorie e ottenere 3 punti preziosi in vista delle prossime supplenze.


