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Contratto Sanità e stipendi scuola: la PA corre, viale Trastevere attende

Firmato il contratto Sanità con aumenti di 235 euro per gli infermieri. Il comparto pubblico chiude i Ccnl, mentre il personale scolastico resta indietro.

Contratto Sanità e stipendi scuola: la PA corre, viale Trastevere attende

Mentre i tavoli della pubblica amministrazione chiudono i battenti con intese economiche di un certo peso, il personale del comparto scuola continua a fare i conti con cifre ben diverse. L'ultimo tassello del puzzle è arrivato con la firma definitiva per il settore sanitario, che riguarda quasi seicentomila dipendenti non dirigenti e porta in tasca agli infermieri circa 235 euro lordi in più al mese.

Il ministro per la Pubblica Amministrazione Paolo Zangrillo ha salutato il risultato con grande soddisfazione, sottolineando come l'intero blocco dei contratti pubblici relativi al triennio di riferimento sia ormai quasi completamente definito. Ma la domanda che serpeggia tra i corridoi degli istituti italiani è sempre la stessa: perché le retribuzioni del personale scolastico e amministrativo rimangono sistematicamente distanti da quelle di altri ministeri ed enti pubblici?

Analizzando nel dettaglio la struttura della spesa pubblica, emerge chiaramente come il comparto Istruzione e Ricerca assorba la percentuale più alta di dipendenti statali, superando il milione di lavoratori tra docenti, educatori e personale ATA. Questa imponente consistenza numerica ha storicamente frenato i governi dal concedere aumenti parametrati su quelli di ministeri più piccoli, come gli Affari Esteri o l'Interno, dove gli incrementi pro-capite incidono in misura minore sui bilanci complessivi del Ministero dell'Economia e delle Finanze.

Il rinnovo della Sanità chiude il cerchio per la PA, lasciando però irrisolto il divario economico che penalizza da anni docenti e personale ATA rispetto ai colleghi degli altri comparti statali.

La forbice retributiva si allarga ulteriormente se si guarda agli stipendi medi dei docenti italiani rispetto alla media OCSE. Nonostante le recenti risorse stanziate, l'impatto reale sul cedolino mensile finisce spesso per essere eroso dall'inflazione e dal costo della vita. Gli aumenti medi registrati nella sanità pubblica dimostrano che le coperture finanziarie per interventi corposi esistono, ma la specificità della scuola fatica a trovare un riconoscimento economico comparabile.

Se consideriamo il potere d'acquisto, l'inflazione cumulata nel biennio precedente ha ridotto drasticamente il margine di guadagno reale garantito dagli ultimi contratti collettivi nazionali di lavoro (CCNL). A ciò si aggiunge il fenomeno del "geographical penalty", ovvero il divario tra il costo della vita nelle grandi aree metropolitane del Centro-Nord e stipendi calibrati su tabelle uniche nazionali, che rende estremamente complessa la mobilità del personale e spinge molti docenti a rifiutare gli incarichi di ruolo lontano da casa.

Le sigle sindacali tornano a far pressione sul Governo per riaprire una riflessione seria sulla specificità della professione docente e ATA. Chi lavora nella scuola gestisce responsabilità civili e penali non indifferenti, spesso all'interno di edifici fatiscenti e con organici ridotti all'osso. Senza un investimento strutturale che vada oltre i normali rinnovi contrattuali, il rischio concreto è quello di rendere il settore sempre meno attrattivo per le nuove generazioni di laureati.

La questione non riguarda unicamente lo stipendio base, ma si estende alle opportunità di carriera e di crescita professionale, elementi che in altri ministeri sono supportati da progressioni economiche orizzontali e verticali più celeri. Per il personale ATA, ad esempio, le possibilità di valorizzazione interna passano spesso attraverso l'aggiornamento costante e l'acquisizione di specifiche certificazioni in grado di migliorare la propria posizione all'interno delle graduatorie di riferimento e di candidarsi a ruoli di maggiore responsabilità gestionale all'interno delle segreterie scolastiche.

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