Oltre mille persone hanno gremito Villa Vitali a Fermo per ascoltare Daniela Lucangeli, psicologa e ricercatrice dell'Università di Padova, intervenuta in occasione di un affollato festival dei libri. La studiosa è arrivata direttamente dalla spiaggia dopo aver completato un'attività di divulgazione, presentandosi con una scarpa riparata con lo scotch e una naturalezza che ha subito conquistato la platea di insegnanti, genitori e operatori scolastici.
Il cuore dell'intervento si è concentrato su quella che la ricercatrice definisce un'epoca distopica, un contesto sociale in cui le emozioni faticano a trovare spazio e i luoghi educativi rischiano di trasformarsi in spazi di pura prestazione. Per spiegare la profondità del disagio infantile, Lucangeli ha ricordato la piccola Sara, una bambina di sette anni capace di descrivere la rabbia come un fuoco che brucia la colonna vertebrale e le budella, interrogandosi persino sul dolore provato dai soldati in guerra rispetto a quello delle madri delle vittime.
Dietro queste parole c'è una realtà che i reparti di psichiatria e i pronto soccorso conoscono fin troppo bene, dove gli operatori faticano ormai a collocare adulti, adolescenti e bambini in evidente sofferenza., i dati diffusi dalla Società Italiana di Pediatria evidenziano un incremento vertiginoso degli accessi ospedalieri legati a crisi di panico, tentativi di autolesionismo e somatizzazioni acute in età evolutiva, con un picco preoccupante registrato nella fascia d'età tra gli undici e i quattordici anni. La scienza, d'altronde, ha ribaltato la vecchia convinzione che considerasse le emozioni alla stregua della schiuma sulle onde. Il cervello limbico rappresenta la struttura più sofisticata creata dall'evoluzione per segnalare al corpo di cosa ha bisogno per preservare la propria salute fisica e mentale.
La mente tende a inibire questi segnali, allontanando gli individui dalla comprensione dei propri reali bisogni.
L'educazione deve fare dell'altro il proprio scopo, non l'oggetto di un giudizio continuo che genera soltanto insicurezza.In questo scenario, gli adulti esercitano spesso un ipergiudizio costante, attivando un meccanismo di colpa che si riflette inevitabilmente sul rendimento e sul benessere psicologico dei più giovani. Le recenti linee guida ministeriali in materia di orientamento e prevenzione della dispersione scolastica, intromesse anche alla luce del PNRR, sottolineano proprio l'urgenza di spostare il baricentro dell'azione didattica dalla sola misurazione nozionistica alla presa in carico globale della persona.
L'adolescenza si conferma il principale fattore di rischio per la salute delle nuove generazioni, segnata da un'esplosione di segnali d'allarme che vanno dall'autolesionismo all'isolamento digitale, passando per i disturbi del sonno e dell'alimentazione. Fenomeni come il ritiro sociale volontario, noto in letteratura clinica con il termine giapponese di hikikomori, interessano ormai decine di migliaia di studenti italiani che scelgono di spegnere ogni contatto con il mondo esterno. Di fronte a questa emergenza, la risposta adulta si rivela spesso inadeguata, basata su rimproveri e inibizioni anziché su un reale ascolto delle paure. La paura, ha ricordato la professoressa, segnala il bisogno di coraggio, ma se chi educa risponde con l'accusa o con la svalutazione, l'ansia prende il sopravvento e paralizza il sistema nervoso.
Per il personale scolastico, inclusi i docenti di ogni ordine e grado e il personale ATA chiamato a presidiare la quotidianità degli istituti, riconoscere i prodromi di questo malessere non è più un'opzione accessoria ma una competenza professionale imprescindibile. I decreti sulla promozione del benessere psicologico a scuola richiedono una nuova alfabetizzazione emotiva che sappia intercettare il disagio prima che si trasformi in patologia conclamata o in devianza relazionale.
La vera sfida per chi lavora nella scuola e nella famiglia consiste nell'abbandonare i panni dei ragionieri docimologici delle prestazioni per riscoprire la dimensione della cura e dell'ascolto profondo. Attraverso semplici esercizi di consapevolezza corporea e un'educazione costante all'attenzione verso i momenti di gioia autentica, è possibile costruire personalità resilienti capaci di affrontare le complessità del mondo contemporaneo senza soccombere al disagio.
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