Condividere una foto al mare con la propria figlia può sembrare un gesto banale, ma quando di mezzo c'è l'autismo, la reazione della rete sa spesso trasformarsi in un tribunale spietato. È quanto è successo a Davide Faraone, deputato di Italia Viva, finito al centro di insulti e critiche becere sui social network dopo aver pubblicato alcuni scatti estivi insieme alla figlia Sara. Una valanga di commenti che non ha colpito solo l'aspetto fisico della ragazza, ma ha cercato di colpire il diritto stesso di una famiglia a vivere la propria quotidianità alla luce del sole.
Le critiche digitali si sono concentrate su dettagli apparentemente futili, come i capelli molto corti e l'assenza di trucco. Chi vive ogni giorno accanto a una persona con disabilità sa bene quanto le apparenze ingannino e quanto certe scelte siano obbligate. Affrontare un parrucchiere, tollerare il phon o sopportare il fastidio tattile di un cosmetico sul viso significa scatenare un livello di stress sensoriale difficilmente comprensibile per chi non conosce da vicino queste realtà.
Le parole non sono mai neutre quando si parla di disabilità: distinguere la persona dalla patologia è il primo passo per abbattere i veri muri dell'ignoranza.
Le repliche più dure arrivate via web hanno definito la giovane addirittura un problema o uno scherzo della natura, dimostrando che il pregiudizio culturale resta l'ostacolo più difficile da sradicare nelle aule scolastiche così come nella società. Di fronte a tanta aggressività verbale, la risposta del padre non si è fatta attendere ed è arrivata tramite una lettera pubblica pubblicata dal Corriere della Sera, dove si rimarca con forza che Sara ha una disabilità dalla nascita ma non rappresenta affatto un problema.
Dietro queste vicende emerge una richiesta sociale sottintesa che pretende il silenzio da parte di chi affronta la disabilità, quasi fosse un ospite indesiderato che deve nascondersi per non turbare la quiete collettiva. Una narrazione tossica che Faraone rifiuta categoricamente, rivendicando invece la normalità delle piccole conquiste quotidiane, di una risata improvvisa o di una passeggiata in spiaggia. Mostrare che la felicità non svanisce dopo una diagnosi, ma cambia semplicemente indirizzo, diventa così un faro di speranza per tutti quei genitori che si trovano all'inizio dello stesso cammino e temono il giudizio del mondo esterno.
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