Formazione & Certificazioni

Docenti fuori sede da 11 anni: il conto amaro della Buona Scuola

A undici anni dalla legge 107/2015, i docenti A046 fuori sede contano 170.000 euro di spese. Serve una revisione delle assegnazioni provvisorie.

Docenti fuori sede da 11 anni: il conto amaro della Buona Scuola

Photo by Luca Luperto on Pexels

Undici anni di doppia vita, affitti alle stelle, treni presi nel weekend e famiglie divise tra il Centro-Nord e le regioni d'origine. È il bilancio pesante che grava sui docenti della classe di concorso A046, Discipline giuridiche ed economiche, immessi in ruolo con la famigerata legge n. 107 del 2015 e ancora intrappolati nella morsa della mobilità bloccata.

Le origini di questo cortocircuito risiedono nell'impianto originario della riforma della "Buona Scuola", che ha introdotto vincoli severi sulla permanenza nella sede di prima immissione in ruolo per evitare il cosiddetto "volo pindarico" verso il Sud Italia subito dopo l'assunzione. Tuttavia, la misura nata per garantire stabilità agli organici si è trasformata in una sanzione di lungo corso. L'articolo 39 del CCNL e le successive ordinanze ministeriali sulla mobilità continuano a scontrarsi con un divario strutturale drammatico: la stragrande maggioranza dei posti vacanti si concentra nelle regioni settentrionali, mentre il bacino dei docenti abilitati proviene storicamente dalle regioni meridionali e insulari. Un divario geografico che il legislatore non è riuscito a colmare con piani di assunzione regionalizzati efficaci.

Mantenere una seconda abitazione lontano dai propri cari non è una scelta, ma l'unico modo per garantire la continuità didattica nelle aule italiane. Calcolando i canoni di locazione medi nelle grandi città, le bollette, i trasporti e il caro vita generale, la stima economica complessiva per un insegnante arrivato in cattedra nel 2015 tocca quota 170.000 euro. Una cifra che drena i risparmi di una vita intera, affrontata in silenzio da professionisti che ogni giorno continuano a entrare in classe con senso di dovere.

A questo esborso economico si somma un logoramento psicofisico documentato da diversi studi sul personale scolastico: il pendolarismo estremo e la frammentazione del nucleo familiare incidono negativamente sulla qualità della vita e, inevitabilmente, sulla serenità con cui si affronta l'impegno didattico quotidiano. Nonostante la contrattazione collettiva cerchi ciclicamente di allentare le maglie dei vincoli attraverso intese sindacali, la realtà dei fatti vede migliaia di docenti ancora bloccati nella gabbia della sede di prima assegnazione.

Restituire questi docenti alle loro famiglie significa restituire credibilità alle istituzioni e valorizzare chi ha sostenuto il sistema scolastico per oltre un decennio.

Il paradosso del merito nelle assegnazioni provvisorie

Il nodo gordiano resta quello delle assegnazioni provvisorie interprovinciali, l'unica ancora di salvezza annuale per chi cerca il ricongiungimento familiare. Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani denuncia una stortura evidente: nell'attuale sistema, il merito professionale e i titoli culturali contano praticamente zero. Anni di servizio e specializzazioni finiscono in secondo piano, ignorando l'esperienza accumulata sul campo.

Il meccanismo delle assegnazioni provvisorie, regolato annualmente da un'apposita Sequenza Contrattuale e dai contratti integrativi nazionali sulla mobilità annuale, assegna infatti un peso preponderante alle esigenze di ricongiungimento familiare, derubricando quasi del tutto la valorizzazione del percorso formativo del docente. Chi ha investito tempo e risorse in master, perfezionamenti, certificazioni informatiche o linguistiche si ritrova a competere ad armi pari — o spesso svantaggiato — rispetto a chi vanta un punteggio inferiore ma risponde a rigidi parametri di vicinanza anagrafica, senza che venga premiata la qualità dell'offerta formativa portata nelle scuole.

Ma cosa serve davvero per sbloccare una situazione che il Ministero dell'Istruzione e del Merito è chiamato a risolvere? Da più parti si chiede un intervento strutturale che vada oltre la gestione emergenziale delle graduatorie. Fino a quando i titoli acquisiti e l'aggiornamento costante non peseranno concretamente nei trasferimenti, il sistema continuerà a penalizzare chi investe nella propria professionalità.

Le soluzioni sul tavolo dei sindacati e dei tavoli tecnici ministeriali prevedono una revisione radicale dei parametri di mobilità, introducendo coefficienti di ponderazione che tengano conto non solo dell'anzianità anagrafica o di servizio pura, ma anche del merito certificato e della complessità delle classi di concorso sature. Inoltre, l'apertura di un canale straordinario di mobilità nazionale per i docenti della legge 107/2015 rappresenterebbe un atto di giustizia amministrativa non più rimandabile, capace di sanare una ferita aperta nel corpo docente italiano.

Nel frattempo, per i docenti che puntano a migliorare il proprio punteggio in vista delle prossime scadenze e a valorizzare il proprio curriculum, l'aggiornamento rimane un passaggio obbligato. CEMFORM propone il Pacchetto DigComp 2.2 + DigCompEdu — la soluzione completa per acquisire 3 punti preziosi nelle graduatorie GPS attraverso le competenze digitali avanzate.

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