Assegnare un insegnante a più plessi o a classi differenti non rientra tra i poteri unilaterali del dirigente scolastico. A ribadirlo con forza è Vito Carlo Castellana, coordinatore nazionale della Gilda degli insegnanti, intervenuto a margine del quarto incontro dedicato alla parte normativa del Contratto di lavoro Istruzione e Ricerca per il triennio 2025-2027. Troppo spesso nelle scuole si assiste a decisioni calate dall'alto, vissute dai docenti come imposizioni arbitrarie che alterano l'organizzazione didattica e la serenità professionale.
Il sindacato punta il dito contro una gestione verticistica che ignora i passaggi formali previsti dalle norme vigenti, in particolare l'articolo 25 del Decreto Legislativo n. 165/2001 e i richiami puntuali del Testo Unico sull'Istruzione (D.Lgs. 297/1994). Spostare il personale da un plesso all'altro o ridefinire i carichi di lavoro senza passare attraverso la contrattazione d'istituto rappresenta una forzatura inaccettabile che calpestare il ruolo centrale del Collegio Docenti e delle RSU. La scuola autonoma non significa spazio di manovra discrezionale per il capo d'istituto, ma rispetto rigoroso delle prerogative sindacali e delle tutele contrattuali dei lavoratori della cattedra.
Le conseguenze pratiche di questa impostazione autoritaria ricadono quotidianamente sulla didattica e sul benessere psicofisico del corpo docente. Secondo recenti indagini di settore, oltre il 30% dei professori che prestano servizio su più succursali o plessi periferici lamenta un sovraccarico burocratico e difficoltà oggettive nella gestione della continuità didattica per gli studenti. Parliamo di disagi logistici non indifferenti, spesso aggravati da spostamenti repentini tra sedi distanti chilometri l'una dall'altra, che finiscono per penalizzare la qualità dell'offerta formativa complessiva dell'istituto.
La gestione del personale docente nei plessi non può basarsi sulle decisioni unilaterali del dirigente scolastico ma richiede trasparenza e contrattazione.
Ma cosa succede quando a dettare i ritmi o a incidere sull'organizzazione scolastica entra in gioco l'intelligenza artificiale? Il sindacato solleva un tema cruciale che riguarda il futuro prossimo degli istituti italiani, dove algoritmi e software gestionali rischiano di decidere orari, assegnazioni e carichi di lavoro senza alcuna mediazione umana o trasparenza nei criteri adottati. Quali garanzie avranno i professori di fronte a decisioni automatizzate? La risposta richiede un controllo ferreo da parte delle rappresentanze sindacali, affinché la tecnologia non diventi uno strumento di controllo opaco, eludendo i vincoli del GDPR e le normative europee sull'uso etico dell'intelligenza artificiale nei luoghi di lavoro.
Accanto alla mobilità interna tra succursali e sedi centrali, la questione si sposta inevitabilmente sul fronte economico e sulla gestione dei fondi destinati al Miglioramento dell'Offerta Formativa (MOF). I compensi accessori legati a questi disagi organizzativi devono risultare chiari, verificabili e distribuiti secondo criteri oggettivi definiti a monte all'interno del Contratto Integrativo d'Istituto. L'opacità nella rendicontazione dei fondi e delle attività aggiuntive alimenta tensioni nelle sale professori, logorando il clima lavorativo e minando quel rapporto di fiducia che dovrebbe caratterizzare la comunità educante.
Per affrontare con competenza le sfide organizzative e digitali che attraversano la scuola moderna, caratterizzata da una digitalizzazione sempre più pervasiva della didattica e della segreteria, molti insegnanti scelgono di potenziare le proprie competenze tecnologiche e metodologiche, integrando la propria offerta professionale con percorsi mirati come la certificazione IDCERT DigComp 2.2, utile anche per il punteggio nelle graduatorie provinciali.
Per approfondire: CEMFORM propone IDCERT DigComp 2.2 — la certificazione informatica accreditata che riconosce 1 punto nelle GPS per la valorizzazione delle competenze digitali.


