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Educazione civica e baby gang: la proposta del CNDDU al Ministero

Il CNDDU chiede di valutare l'educazione civica come la matematica. Una sfida per la scuola italiana contro il fenomeno delle baby gang.

Educazione civica e baby gang: la proposta del CNDDU al Ministero

Photo by Luis Quintero on Pexels

Le sirene spiegate e le manette che scattano ai polsi di giovanissimi raccontano sempre e solo l'ultimo capitolo di una storia che, spesso, ha radici molto più profonde. L'imponente blitz della Polizia di Stato, che ha visto impegnati oltre mille operatori in quarantaquattro province italiane, ha riportato prepotentemente al centro del dibattito il fenomeno delle baby gang. Non si tratta più di episodi isolati, ma di una deriva sociale che interroga direttamente il mondo della scuola.

Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani (CNDDU) ha deciso di rompere gli indugi, lanciando un appello diretto al Ministro dell'Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara. La richiesta è chiara: l'educazione civica non può più essere considerata una materia di serie B, un contenitore vuoto in cui riversare ore di lezione senza una reale verifica delle competenze acquisite. La proposta è quella di equiparare la valutazione della maturità costituzionale a quella di discipline considerate "forti", come la matematica o le lingue straniere.

Ma è davvero possibile misurare il senso civico di uno studente con un voto numerico? Il rischio, secondo molti addetti ai lavori, è quello di ridurre la formazione etica a una mera formalità burocratica. Eppure, il CNDDU insiste: se vogliamo contrastare la cultura della prevaricazione che alimenta le baby gang, dobbiamo dare valore legale e formativo alla conoscenza della Costituzione e dei diritti umani.

La scuola non può limitarsi a trasmettere nozioni, ma deve farsi baluardo di legalità, trasformando l'educazione civica in un pilastro valutabile del percorso scolastico.

La questione si intreccia inevitabilmente con la necessità di aggiornare le competenze dei docenti, chiamati a gestire classi sempre più complesse e contesti sociali fragili. Non basta più la sola preparazione disciplinare; serve una consapevolezza pedagogica capace di leggere i segnali di disagio prima che si trasformino in atti criminali. In questo scenario, l'acquisizione di nuove metodologie didattiche diventa un passaggio obbligato per ogni professionista della scuola che voglia incidere realmente sul futuro dei propri alunni.

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