Il mondo della cultura piange la scomparsa di Francesco Guccini, spentosi a 86 anni nella sua Pavana, tra i boschi dell'Appennino tosco-emiliano. Mentre i fan ricordano le poesie in musica del "Maestrone", tra i corridoi degli istituti superiori italiani torna d'attualità una vecchia questione: i cantautori dovrebbero avere cittadinanza fissa nei libri di testo di letteratura italiana?
Per decenni la poesia cantata è rimasta confinata ai margini dei programmi ministeriali, considerata un genere di serie B rispetto ai classici ottocenteschi o alle avanguardie del Novecento. Eppure, proprio una traccia della Maturità del 2004 scelse di portare i versi del cantautore modenese all'attenzione dei maturandi di tutta Italia, dimostrando che la linea di demarcazione tra letteratura e canzone d'autore è spesso molto più sottile di quanto i programmi ministeriali lascino intendere.
Analizzando i dati forniti dalle recenti indagini dell'Osservatorio Nazionale sulla Didattica della Letteratura, emerge un divario netto: sebbene oltre l'85% dei docenti di lettere riconosca il valore letterario e civile dei testi di autori come Guccini, De André, De Gregori o Gaber, appena il 15% dei manuali scolastici in adozione dedica a essi uno spazio strutturato che vada oltre una mera menzione in appendice o in un box di approfondimento facoltativo. Questa ritrosia editoriale e accademica contrasta fortemente con le Indicazioni Nazionali per i licei e le Linee Guida per gli istituti tecnici e professionali, che insistono sulla necessità di valorizzare i linguaggi multimediali e la contemporaneità, offrendo ai docenti ampi margini di autonomia didattica ai sensi del DPR 275/99 sull'autonomia scolastica.
La scuola italiana continua a ignorare i grandi autori della canzone, relegando la poesia contemporanea a un ruolo marginale nei programmi di letteratura.
Molti docenti di lettere lamentano una resistenza strutturale nei piani di studio, incapaci di recepire la forza espressiva di chi ha raccontato la storia e i cambiamenti sociali del Paese meglio di interi manuali di storia. Ma cosa accadrebbe se i docenti avessero maggiore autonomia nella scelta dei testi da approfondire in classe? L'introduzione di moduli interdisciplinari che uniscano storia, italiano e musica permetterebbe non solo di stimolare il pensiero critico degli adolescenti, ma anche di superare la frammentazione disciplinare spesso lamentata nei consigli di classe in sede di scrutinio finale e preparazione all'esame di Stato.
Tuttavia, superare la didattica trasmissiva tradizionale basata unicamente sul canone cartaceo richiede un profondo aggiornamento metodologico da parte del corpo docente. Non basta proiettare il testo di una canzone alla lavagna interattiva multimediale (LIM); occorre saper guidare gli studenti in un'analisi retorica, metrica e semantica rigorosa, esattamente come si farebbe con un sonetto petrarchesco o con le odi foscoliane. Questo implica la capacità di padroneggiare ambienti di apprendimento digitali, piattaforme di condivisione e repertori multimediali d'archivio, competenze che non sempre vengono approfondite nei percorsi universitari tradizionali di abilitazione all'insegnamento (come i recenti percorsi da 60 CFU introdotti dalla riforma della filiera formativa).
Portare la grande musica d'autore tra i banchi richiede non solo sensibilità didattica, ma anche strumenti adeguati per rinnovare la lezione frontale. Chi lavora ogni giorno in cattedra sa bene quanto la multimedialità e le competenze digitali aiutino ad agganciare l'interesse degli studenti, trasformando l'ascolto di un brano in un'analisi testuale rigorosa e moderna.
In un contesto in cui il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) e le priorità del Ministero dell'Istruzione e del Merito insistono con forza sulla transizione digitale e sull'innovazione della didattica, saper integrare i linguaggi della contemporaneità attraverso la tecnologia rappresenta una leva strategica non solo per l'arricchimento dell'offerta formativa, ma anche per la valorizzazione professionale dei docenti all'interno del sistema scolastico nazionale e delle relative graduatorie.
Per approfondire: CEMFORM propone IDCERT DigCompEdu — la certificazione delle competenze digitali specifica per docenti che vale 2 punti nelle graduatorie GPS.


