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Gratteri stronca la legge anti-maranza: serve lo psicologo a scuola

Nicola Gratteri critica la norma anti-maranza: solo 60 casi nel 2024. Serve puntare sulla scuola a tempo pieno e sullo psicologo in ogni istituto.

Gratteri stronca la legge anti-maranza: serve lo psicologo a scuola

Photo by Joerg Hartmann on Pexels

Le nuove strette legislative del Governo sui cosiddetti "maranza" rischiano di trasformarsi nell'ennesimo provvedimento dalla forte risonanza mediatica ma dalla scarsa incisività concreta. A ridimensionare la portata delle recenti misure ci ha pensato Nicola Gratteri, procuratore capo di Napoli, intervenuto durante la trasmissione In Onda su La7 per analizzare la reale portata di un fenomeno spesso ingigantito dal dibattito pubblico.

I dati forniti dal magistrato offrono una prospettiva ben diversa da quella dipinta dai decreti sicurezza: le sentenze di non luogo a procedere per immaturità dei minori tra i 14 e i 18 anni sono crollate dai 256 casi del 2004 ai soli 60 registrati nel 2024. Numeri che ridimensionano drasticamente l'emergenza, circoscrivendola a una platea numericamente esigua rispetto alle migliaia di procedimenti aperti ogni anno nei confronti dei giovanissimi.

Tanto rumore per nulla: parliamo di sole 60 posizioni rispetto a migliaia e migliaia di procedimenti che ogni anno vengono aperti nei confronti di minori.

Analizzando il contesto normativo, l'attuale impianto legislativo tende a rispondere alle pressioni dell'opinione pubblica introducendo inasprimenti di pena che raramente trovano riscontro nell'effettiva efficacia deterrente. L'aumento dei tetti edittali, spesso associato a forme di daspo urbano o a restrizioni sull'uso dei social media per i minori ritenuti autori di condotte antisociali, sposta l'asse dell'intervento pubblico sulla repressione ex-post. Tuttavia, i criminologi e gli operatori del settore ricordano come il sistema della giustizia minorile in Italia si fondi storicamente sulla finalità rieducativa sancita dall'articolo 27 della Costituzione, un principio che mal si concilia con la logica della detenzione tout court.

Dietro la contrapposizione tra le forze politiche, divise tra chi invoca la linea dura e chi punta sui massimi sistemi culturali, si perde di vista il reale terreno d'azione. Ma non si potrebbe investire strutturalmente sul sistema formativo invece di inseguire l'emergenza penale? Per Gratteri la risposta passa inevitabilmente per una riforma radicale dell'offerta scolastica, introducendo stabilmente il tempo pieno già dalle elementari e dalle medie, così da sottrarre i ragazzi alla strada in fasce d'orario particolarmente critiche per la dispersione scolastica e la socializzazione deviante.

Il vero nodo da sciogliere riguarda la prevenzione precoce all'interno degli istituti, dove il corpo docente si trova spesso isolato nella gestione del disagio giovanile e delle dinamiche di gruppo aggressive. Le statistiche ministeriali confermano che la percentuale di abbandono scolastico precoce in alcune aree urbane del Paese supera la soglia critica del 15%, configurandosi come il principale indicatore di vulnerabilità sociale. In questo scenario, la scuola non può limitarsi alla trasmissione di nozioni didattiche, ma deve evolvere in un presidio territoriale di coesione sociale.

La proposta avanzata prevede l'inserimento strutturale di uno psicologo in ogni scuola, una figura capace di intercettare le fragilità e di comprendere tempestivamente se un ragazzo possa sviluppare condotte pericolose, superando la logica punitiva che si limita ad alzare le pene massime di uno o due anni senza incidere sull'effettiva certezza della detenzione. Per il personale scolastico, inclusi docenti e collaboratori ATA, ciò significherebbe poter contare su un supporto multidisciplinare per decodificare i segnali d'allarme, come il calo improvviso del rendimento, l'isolamento o l'adesione a subculture violente basate sulla prevaricazione e sulla ricerca di visibilità online.

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