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Legge Liberi di scegliere: cosa cambia per i dirigenti scolastici

Con la legge Liberi di scegliere arriva un sistema di protezione per i minori in contesti criminali. Quali obblighi per i dirigenti scolastici?

Legge Liberi di scegliere: cosa cambia per i dirigenti scolastici

La pubblicazione in Gazzetta Ufficiale della legge 17 luglio 2026, n. 131, battezzata con il nome di "Liberi di scegliere", ridisegna il perimetro di intervento e di responsabilità all'interno degli istituti scolastici. Entrata in vigore il 9 agosto 2026, la norma istituisce un inedito sistema nazionale di protezione e assistenza dedicato interamente ai minorenni che risultano esposti a contesti legati alla criminalità organizzata o al traffico di stupefacenti.

L'architettura del provvedimento affonda le sue radici procedurali nell'estensione e nella strutturazione su scala nazionale del cosiddetto "protocollo Liberi di scegliere", sperimentato per anni a livello pionieristico presso il Tribunale per i Minorenni di Reggio Calabria. Secondo i dati diffusi dal Ministero dell'Interno e dalle autorità giudiziarie minorili, sono oltre un centinaio i nuclei familiari e diverse centinaia i minori che Negli anni recenti hanno beneficiato di percorsi di affido fuori regione e cambiamento d'identità protetta. La nuova legge istituzionalizza questa prassi, dotandola di risorse finanziarie stabili, pari a circa 4 milioni di euro annui, e di una cabina di regia interistituzionale che vede coinvolti i ministeri della Giustizia, dell'Istruzione e del Merito, dell'Interno e della Famiglia.

Nel dibattito quotidiano delle segreterie e degli uffici di presidenza, la domanda sorge spontanea: la nuova normativa introduce pesanti adempimenti inediti o formalizza procedure già esistenti? L'Associazione Nazionale Presidi (Anp) ha voluto fare chiarezza per evitare allarmismi e interpretazioni distorte tra il personale direttivo, sottolineando come gran parte delle segnalazioni ricalchi l'alveo dei doveri d'ufficio già previsti in materia di tutela dei minori in situazione di pregiudizio, pur introducendo canali di comunicazione privilegiati e riservati con la Procura della Repubblica presso il Tribunale per i Minorenni.

Entrando nel dettaglio delle implicazioni pratiche per il personale docente e ATA, la norma non trascura l'importanza della formazione continua e della sensibilità pedagogica. Spesso i primi segnali di disagio estremo, di affiliazione informale a subculture criminali o di esposizione a pressioni ambientali non emergono attraverso denunce formali, ma tramite indicatori comportamentali sottili: sbalzi improvvisi nel rendimento scolastico, assenze prolungate e ingiustificate, segni di regressione emotiva, atteggiamenti di intimidazione verso i pari o, al contrario, uno stato di isolamento difensivo marcato. Per questo motivo, l'articolo 4 della legge incoraggia i dirigenti scolastici a promuovere momenti di aggiornamento professionale per il corpo docente, affinché la scuola si configuri non come un organo di controllo repressivo, ma come il primo e più sicuro presidio di legalità e accoglienza.

La segnalazione del dirigente scolastico assume un peso specifico nettamente superiore, inserendosi in una rete istituzionale di protezione attiva.

Il provvedimento punta a recidere i legami con contesti devianti attraverso un percorso di allontanamento protetto quando necessario, chiamando la scuola a svolgere un ruolo di primo piano nell'osservazione e nell'individuazione dei segnali di rischio. Chi guida un istituto scolastico si trova così a gestire una delicata funzione di raccordo con le autorità giudiziarie e i servizi sociali territoriali, operando con una cornice di tutele normative più definita rispetto al passato, che garantisce la riservatezza delle comunicazioni e la protezione giuridica del personale scolastico coinvolto nei procedimenti di tutela.

Dal punto di vista operativo, le istituzioni scolastiche ubicate nelle aree ad alta densità mafiosa o ad alto rischio di dispersione scolastica dovranno coordinare i propri Piani Triennali dell'Offerta Formativa (PTOF) con i progetti territoriali finanziati dal fondo speciale previsto dalla legge 131/2026. Ciò significa attivare sportelli di ascolto psicologico potenziati, laboratori di cittadinanza attiva e percorsi di mediazione che vedano la partecipazione attiva del Terzo settore e delle associazioni antimafia, trasformando l'edificio scolastico in un vero e proprio hub di resilienza comunitaria.

Per affrontare al meglio le complesse dinamiche relazionali, comportamentali e di disagio giovanile che emergono nei contesti scolastici più difficili, la preparazione specifica diventa un alleato indispensabile per il personale. CEMFORM propone eCampus Master Psicologia Scolastica — un percorso formativo avanzato per comprendere le dinamiche psicologiche degli studenti e intervenire tempestivamente di fronte a situazioni di fragilità emotiva e sociale.

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