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Gruppi inclusione territoriale: il CSPI approva il decreto

Arriva il via libera del CSPI per i Gruppi inclusione territoriale, ma pesano le carenze di organico e il numero di alunni disabili.

Gruppi inclusione territoriale: il CSPI approva il decreto

Photo by Pavel Danilyuk on Pexels

Il Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione ha detto sì, ma con riserva. Nella seduta del 16 luglio 2026, l'organo consultivo ha approvato all'unanimità lo schema di decreto interministeriale che ridisegna l'architettura dei Gruppi per l'Inclusione Territoriale, un tassello fondamentale per la gestione del sostegno negli istituti italiani.

Nel dettaglio, il provvedimento si inserisce nel più ampio solco delle riforme previste per il comparto scuola, richiamando i princìpi fondamentali stabiliti dal Decreto Legislativo n. 66/2017 e successive modifiche introdotte dal D.Lgs. N. 96/2019 sul tema dell'inclusione scolastica. L'obiettivo dichiarato del dicastero di Viale Trastevere è quello di ottimizzare il raccordo tra le istituzioni scolastiche, gli enti locali e le aziende sanitarie locali, rendendo la governance territoriale più snella ed efficiente rispetto alle precedenti disposizioni.

Le novità sul tavolo sono parecchie. Tra i criteri che incideranno sulla valutazione dei docenti esperti spunta infatti il numero effettivo di alunni con disabilità seguiti nelle classi. Una scelta che punta a premiare chi affronta le situazioni più complesse sul campo, legando la progressione professionale al carico di lavoro reale piuttosto che ai soli titoli teorici.

Questa impostazione, tuttavia, apre a riflessioni profonde sulla natura stessa della funzione docente. Fino ad oggi, i percorsi di carriera e le progressioni economiche hanno spesso privilegiato la produzione di titoli accademici, pubblicazioni o la partecipazione a comitati paritetici, penalizzando di fatto chi opera quotidianamente nelle sezioni ad alta densità di complessità assistenziale e didattica. Con la nuova impostazione al vaglio degli uffici ministeriali, il monte ore di didattica inclusiva e la gestione documentale dei PEI (Piani Educativi Individualizzati) diventano parametri quantitativi e qualitativi di primario rilievo.

Ma i sindacati e gli addetti ai lavori frenano gli entusiasmi. Quali sono i nodi critici che rischiano di frenare l'applicazione pratica di questa misura nei territori?

Il problema principale riguarda i numeri nudi e crudi. All'appello mancano ben trentadue posti strategici per coprire interamente il fabbisogno nazionale, una voragine di organico che rischia di sovraccaricare il personale già in servizio. Senza una copertura adeguata delle piante organiche, ogni riforma sulla carta si scontra con la dura realtà delle segreterie scolastiche e delle commissioni mediche.

A complicare ulteriormente il quadro vi è la cronica carenza di docenti specializzati in alcune aree geografiche del Paese, in particolare nelle regioni del Nord Italia, dove il divario tra posti autorizzati e insegnanti in possesso del titolo di specializzazione continua a generare un massiccio ricorso a contratti a tempo determinato conferiti su spezzoni o a personale privo della specifica abilitazione. In questo scenario di precarietà diffusa, l'efficacia dei Gruppi per l'Inclusione Territoriale rischia di infrangersi contro l'instabilità del corpo docente, chiamato a operare in condizioni di costante emergenza organizzativa.

La macchina amministrativa della scuola rischia l'affanno se le norme non vengono supportate da risorse umane adeguate nei territori.

Le ricadute operative di questa situazione si riflettono direttamente anche sul personale ATA e sulle segreterie scolastiche, già oberate da adempimenti burocratici complessi legati alle richieste di deroga per le ore di sostegno e al coordinamento con i servizi socio-sanitari territoriali. L'aumento dei carichi di lavoro amministrativo non corrisponde a un potenziamento delle dotazioni organiche del personale amministrativo e tecnico, esponendo gli istituti scolastici al rischio concreto di rallentamenti procedurali nell'avvio dell'anno scolastico.

Gli uffici scolastici regionali dovranno ora recepire le indicazioni ministeriali correggendo il tiro dove possibile, mentre i docenti attendono di capire come muoversi tra i nuovi parametri per la valutazione. L'equilibrio tra inclusione scolastica di qualità e carenza cronica di organico resta il vero banco di prova per il Ministero in vista del prossimo autunno.

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