Formazione & Certificazioni

IA a scuola, Gilda-Unams: "Aggiornamento obbligatorio solo se pagato"

La Gilda-Unams frena sull'IA obbligatoria a scuola: formazione solo in orario di servizio e retribuita, via libera al digitale ma senza volontariato.

IA a scuola, Gilda-Unams: "Aggiornamento obbligatorio solo se pagato"

Photo by Berna on Pexels

L'intelligenza artificiale entra ufficialmente nelle aule italiane, ma il sindacato traccia una linea invalicabile che divide l'innovazione tecnologica dai diritti del personale. Durante l'audizione presso l'8ª Commissione permanente del Senato, i vertici della Federazione Gilda-Unams hanno analizzato lo schema di decreto legislativo per l'adeguamento al regolamento europeo sull'IA, sollevando dubbi profondi che meritano attenzione immediata in un momento in cui la digitalizzazione della pubblica amministrazione corre veloce, spesso senza un reale coordinamento nazionale.

I nodi critici dell'adeguamento tecnologico

Il presidente nazionale Orazio Ruscìca e il coordinatore Vito Carlo Castellana non bocciano la transizione digitale in sé, ma contestano aspramente le modalità operative previste dal provvedimento, che ricalcano logiche burocratiche distanti dalla realtà quotidiana delle classi. Ma cosa succede quando l'aggiornamento professionale si scontra con la carenza cronica di finanziamenti statali? Il sindacato denuncia apertamente una clausola di invarianza finanziaria che rischia di trasformare un'opportunità di crescita in un obbligo a costo zero per le casse pubbliche, scaricando ogni onere organizzativo ed economico direttamente sulle spalle dei lavoratori della scuola.

Un aspetto particolarmente insidioso riguarda la gestione dei dati personali degli studenti. L'applicazione dell'AI generativa e dei sistemi di adaptive learning comporta il trattamento massiccio di informazioni sensibili, protette dal GDPR e dalle rigide normative del Garante della Privacy. Senza un adeguato supporto infrastrutturale e server dedicati gestiti direttamente dal Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM), il rischio è quello di delegare la gestione dei dati didattici a colossi tecnologici stranieri, esponendo le istituzioni scolastiche a vulnerabilità strutturali e contenziosi legali difficilmente gestibili dai singoli istituti autonomi.

La formazione è obbligatoria solo se svolta in orario di servizio e qualsiasi ora eccedente deve essere retribuita secondo il CCNL.

Le richieste avanzate in sede parlamentare puntano a blindare il perimetro contrattuale dei docenti, evitando che l'introduzione di software avanzati e piattaforme intelligenti possa in qualche modo intaccare la libertà di insegnamento garantita dall'articolo 33 della Costituzione. Nessun algoritmo deve trasformarsi in un censore della didattica quotidiana o in un sostituto del giudizio umano, soprattutto quando si parla della valutazione degli studenti, un atto complesso che richiede empatia, contestualizzazione e una responsabilità pedagogica che nessuna macchina potrà mai replicare fedelmente.

Le implicazioni pratiche per il personale ATA e docente sono enormi: l'introduzione di strumenti di automazione non deve tradursi in un incremento dei carichi di lavoro burocratici, già gravati da una digitalizzazione frammentata tra piattaforme ministeriali obsolete e registri elettronici complessi. I dati dell'Osservatorio sulla Scuola Digitale evidenziano che oltre il 65% dei docenti italiani lamenta una formazione inadeguata di fronte all'avanzamento tecnologico, un divario che non può essere colmato imponendo l'uso di nuovi strumenti senza fornire né il tempo necessario per assimilarli né il supporto tecnico adeguato all'interno degli istituti.

Mentre Paesi come la Germania e la Spagna stanziano ingenti risorse provenienti dai fondi strutturali europei per modernizzare gli atenei e gli istituti di ricerca, l'Italia rischia di accumulare un ritardo strutturale basandosi unicamente sullo spirito di sacrificio del personale docente. La richiesta formale presentata al Parlamento punta a vincolare l'esecutivo allo stanziamento di fondi reali e al coinvolgimento costante delle sigle sindacali, ricordando che la vera transizione digitale passa inevitabilmente attraverso il riconoscimento economico delle competenze, come dimostrano i percorsi di aggiornamento certificato per chi desidera migliorare il proprio profilo professionale attraverso il DigCompEdu.

Per approfondire: CEMFORM propone IDCERT DigComp 2.2 — la certificazione informatica accreditata che riconosce 1 punto nelle graduatorie GPS, ideale per attestare le competenze digitali fondamentali richieste oggi nella scuola.

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