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IA in classe, la risorsa eTwinning per insegnare il pensiero critico

L'intelligenza artificiale entra nelle scuole superiori con il progetto eTwinning di Romina Marchesani per sviluppare l'alfabetizzazione digitale.

IA in classe, la risorsa eTwinning per insegnare il pensiero critico

Photo by Eduard Perez on Pexels

L'intelligenza artificiale è ormai una presenza fissa nelle aule scolastiche, che la direzione didattica decida di integrarla ufficialmente o meno. Ma la vera sfida non consiste nel vietare i chatbot o nel demonizzare la tecnologia, quanto nel capire come guidare i ragazzi oltre la superficie degli algoritmi, trasformandoli da consumatori passivi a utenti critici e consapevoli.

Il dibattito sull'etica digitale nella scuola italiana si inserisce oggi in un quadro normativo in evoluzione, che richiama esplicitamente le istituzioni scolastiche alla responsabilità formativa. Le linee guida ministeriali e le raccomandazioni dell'Unione Europea sull'uso etico dell'intelligenza artificiale e dei dati nei sistemi di istruzione sottolineano quanto sia urgente superare la fase della mera digitalizzazione infrastrutturale. Non basta dotare le classi di monitor touch o tablet; occorre sviluppare quella che gli esperti definiscono "sovranità cognitiva", ovvero la capacità di discernere il valore informativo di un contenuto generato artificialmente rispetto a una fonte verificata.

Una risposta concreta a questa esigenza arriva dal lavoro della docente di inglese e formatrice Romina Marchesani, attiva a Ortona. La sua attività didattica è stata selezionata per la pubblicazione nel libro eTwinning 2025, un testo di riferimento dedicato all'educazione alla cittadinanza europea che ogni anno raccoglie le migliori pratiche pedagogiche del continente, offrendo spunti replicabili per i docenti di ogni ordine e grado.

Il progetto, intitolato "Le insidie dell’intelligenza artificiale nell’istruzione", punta dritto alla fascia di età tra i sedici e i diciannove anni. Sono studenti che stanno per diventare maggiorenni, futuri elettori e lavoratori che utilizzano quotidianamente strumenti digitali, spesso senza conoscere i meccanismi economici, politici e sociali che governano le piattaforme che frequentano ogni giorno.

I dati recenti confermano questa urgenza: secondo le ultime rilevazioni sull'alfabetizzazione mediatica, oltre l'ottanta percento degli studenti utilizza regolarmente i chatbot per la stesura di ricerche o la risoluzione di esercizi, ma meno del quindici percento possiede gli strumenti critici per identificare le allucinazioni o le distorsioni informative prodotte dai modelli linguistici di grandi dimensioni. Questo divario tra accesso tecnologico e competenza critica rappresenta la vera emergenza pedagogica del nostro decennio.

Ma quanti docenti possiedono oggi gli strumenti metodologici adeguati per affrontare questi temi senza fermarsi alla teoria o al timore reverenziale verso la tecnica? L'alfabetizzazione digitale non può essere affidata all'improvvisazione o all'iniziativa del singolo professore illuminato; essa richiede competenze specifiche, strutturate e certificate, come quelle previste dai percorsi dedicati all'innovazione tecnologica nella didattica e all'alfabetizzazione mediatica avanzata.

La supervisione umana resta l'unico vero argine contro i pregiudizi sistematici e la disinformazione generata dagli algoritmi automatizzati.

Il percorso ideato dalla docente prende il via da un confronto aperto in classe sui chatbot e sui sistemi di valutazione automatica, stimolando il pensiero critico attraverso il dibattito strutturato. Utilizzando piattaforme collaborative come TwinBoard, i ragazzi formano gruppi di lavoro internazionali con coetanei di altri paesi europei per smontare le false certezze tecnologiche e confrontare punti di vista differenti sulle medesime questioni etiche.

Gli studenti affrontano nodi cruciali come i bias algoritmici, ovvero quei pregiudizi di genere, razza o classe ereditati dai dati storici con cui viene addestrato il codice; la tutela della privacy e del tracciamento dei dati personali; e infine la totale assenza di empatia, intenzionalità e comprensione semantica reale nelle macchine. Il prodotto finale di questo percorso laboratoriale è un one-pager, un documento di sintesi visiva e concettuale realizzato anche tramite Canva in cui ogni squadra analizza un rischio specifico legato all'IA e propone contromisure reali, applicabili nel contesto scolastico o quotidiano.

Questo tipo di didattica per progetti dimostra come l'innovazione metodologica possa integrarsi perfettamente con i curricula disciplinari tradizionali, valorizzando le competenze trasversali e la cittadinanza attiva. Per i docenti che desiderano colmare il proprio divario formativo in questo settore, l'acquisizione di framework riconosciuti a livello europeo rappresenta una tappa fondamentale per la propria crescita professionale e per il miglioramento del proprio punteggio all'interno delle graduatorie scolastiche.

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