Le prime proiezioni per il prossimo anno scolastico restituiscono una fotografia già nota negli uffici di viale Zara a Milano: i numeri delle immissioni in ruolo continuano a rincorrere un fabbisogno reale che sembra irraggiungibile. Il Consiglio dei Ministri ha dato il via libera all'assunzione di 12.200 docenti in Lombardia, una cifra importante sulla carta che però si scontra con la dura realtà delle cattedre vuote.
Secondo le stime elaborate dai sindacati di categoria, le immissioni autorizzate serviranno a coprire appena la metà del fabbisogno effettivo della regione. Il resto del conto sarà saldato, come da copione, ricorrendo a un esercito di almeno 25.000 supplenti. Una voragine di posti vacanti che si apre ogni mese di settembre e che costringe le scuole a rincorrere nomine su nomine fino al completamento degli organici.
Entrando nel dettaglio dei dati forniti dal Ministero dell'Istruzione e del Merito, il fenomeno assume contorni ancora più complessi se si analizza la distribuzione territoriale. Province come Milano, Brescia e Bergamo concentrano oltre il sessanta percento del fabbisogno complessivo regionale, spinte da una crescita demografica scolastica disomogenea e da un pendolarismo dei docenti che rende particolarmente instabile il corpo docente. A ciò si aggiunge il meccanismo delle Gae (Graduatorie ad Esaurimento) ormai ridotte al lumicino e delle Graduatorie Provinciali per le Supplenze (GPS), che rappresentano ormai il vero bacino di approvvigionamento per la scuola lombarda.
Ma cosa si cela dietro questo scollamento tra posti autorizzati e cattedre scoperte? Da un lato pesano i pensionamenti legati alla fine di quota 103 e alle uscite fisiologiche del personale, dall'altro la cronica carenza di abilitati nelle classi di concorso più critiche, come matematica, sostegno e materie scientifiche. Molte graduatorie regionali risultano esaurite, trasformando le immissioni in ruolo in un esercizio burocratico che lascia scoperte intere porzioni dell'offerta formativa e costringendo i dirigenti scolastici a ricorrere sistematicamente agli istituti della messa a disposizione (MAD), oggi evoluti nella procedura degli interpelli nazionali introdotti dalle recenti disposizioni ministeriali.
Sul piano normativo, la riforma del reclutamento prevista dal PNRR e delineata dal Decreto Legge 36/2022 (convertito nella Legge 79/2022) ha introdotto il nuovo sistema di abilitazione da 60 CFU/CFA. Tuttavia, la transizione tra il vecchio e il nuovo ordinamento sta procedendo a rilento rispetto alle reali esigenze del mercato scolastico. I concorsi a cadenza biennale promessi faticano a smaltire l'enorme platea di docenti precari che da anni reggono la scuola statale, creando una frattura generazionale e contrattuale tra chi è di ruolo e chi vive nell'incertezza annuale delle proroghe contrattuali al 30 giugno o al 31 agosto.
La Lombardia brucia migliaia di cattedre ogni anno: senza un piano straordinario di abilitazioni, le immissioni in ruolo resteranno una goccia nell'oceano delle supplenze.
Le ricadute di questa situazione non si limitano alla sola organizzazione amministrativa degli istituti, ma incidono direttamente sulla continuità didattica degli studenti, un parametro fondamentale per la qualità dell'apprendimento su cui l'Unione Europea richiama regolarmente l'Italia. Cambiare tre insegnanti di una stessa materia nello stesso anno scolastico compromette irrimediabilmente il percorso di preparazione, soprattutto nei cicli delicati come la scuola secondaria di primo e secondo grado.
I precari storici guardano a queste cifre con la consapevolezza che il sistema continuerà a reggersi sulle supplenze annuali. Chi aspira a scalare posizioni nelle graduatorie sa bene che il punteggio fa la differenza tra una convocazione utile e un anno di attesa. In questo scenario, investire sulla propria posizione attraverso percorsi formativi mirati e certificazioni riconosciute diventa l'unica leva concreta per chi punta a una stabilizzazione che tarda ad arrivare.
Per affrontare questo contesto competitivo, i docenti non abilitati e i neolaureati devono pianificare con attenzione il proprio aggiornamento professionale. Acquisire nuove competenze informatiche, linguistiche o specifiche metodologie didattiche non serve soltanto ad accumulare punteggio prezioso nelle tabelle di valutazione delle GPS, ma rappresenta un prerequisito fondamentale per superare le prove selettive dei futuri concorsi pubblici e dei percorsi abilitanti straordinari.
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