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Julio Velasco e il libro alle atlete: cosa insegna alla scuola

Il ct del volley Julio Velasco regala un libro alle atlete per gli Europei 2026. Una lezione di cultura e motivazione per la scuola italiana.

Julio Velasco e il libro alle atlete: cosa insegna alla scuola

Prima ancora di varcare la soglia del campo per gli Europei di pallavolo femminile, il commissario tecnico Julio Velasco ha scelto di lasciare il segno con un'iniziativa fuori dagli schemi. Alle sue atlete non ha consegnato soltanto schemi tattici o video di analisi degli avversari, ma un libro per ciascuna di loro. Un dettaglio che racconta molto della sua visione dello sport e, indirettamente, offre una chiave di lettura interessante per chi vive ogni giorno le aule scolastiche.

Il contributo dello psicologo Ruggero Di Vincenzo analizza proprio questo episodio, spostando l'attenzione dal mero risultato agonistico alla crescita personale delle giocatrici. Nel mondo della pallavolo di alto livello, dove la pressione psicologica raggiunge spesso picchi difficili da gestire, la lettura viene usata come strumento di distrazione ma soprattutto di radicamento interiore. Ma cosa c'entra tutto questo con i docenti e le dinamiche quotidiane degli istituti superiori o delle scuole medie?

Analizzando il contesto scolastico attuale alla luce delle recenti linee guida ministeriali sulla didattica orientativa, emerge con forza la necessità di superare la frammentazione disciplinare. Il Decreto Ministeriale n. 328 del dicembre 2022, legato alle riforme del PNRR, sottolinea quanto sia cruciale affiancare agli studenti un percorso di tutoraggio che metta al centro la persona. Le statistiche INVALSI confermano che oltre il 30% degli studenti delle scuole superiori sperimenta livelli di ansia da prestazione scolastica superiori alla media europea, un dato allarmante che evidenzia l'urgenza di introdurre metodologie di insegnamento capaci di alleggerire il carico emotivo attraverso il pensiero critico e la lettura autonoma.

Il gesto di Velasco ribalta la prospettiva educativa: prima dell'atleta c'è la persona, e la cultura resta il miglior antidoto alla tensione da prestazione.

Spesso i professori si trovano a rincorrere programmi ministeriali fitti, scadenze e verifiche, dimenticando che l'apprendimento passa anche attraverso stimoli non convenzionali. Quando un allenatore decide di investire sulla mente delle sue campionesse attraverso la lettura, lancia un messaggio chiaro: la competenza tecnica non basta senza una struttura emotiva e culturale solida. Nelle nostre classi accade spesso il contrario, con la didattica ridotta a pura trasmissione di nozioni da memorizzare per la prossima interrogazione, tralasciando lo sviluppo del cosiddetto problem solving creativo.

Un esempio concreto di questa inversione di tendenza arriva da alcune reti di istituti superiori italiani che hanno sperimentato la "pausa di lettura" quotidiana, ispirandosi a modelli nordeuropei. I risultati, monitorati dall'Indire (Istituto Nazionale di Documentazione, Innovazione e Ricerca Educativa), mostrano un incremento del 15% nella capacità di attenzione prolungata degli studenti e una netta diminuzione dei conflitti in classe. Non parliamo di sottrarre tempo prezioso al programma ministeriale, ma di ottimizzarlo: un ragazzo che impara a leggere criticamente sviluppa un'autonomia di studio che accelera l'apprendimento di qualsiasi disciplina scientifica o umanistica.

Riflettere su episodi del genere serve a ripensare il ruolo del docente non solo come valutatore, ma come guida capace di accendere curiosità e spirito critico. D'altronde, i percorsi di aggiornamento professionale servono proprio a questo: a rinnovare gli strumenti pedagogici per evitare che la scuola si fossilizzi su metodi superati. Se la Nazionale di volley punta sulla crescita integrale delle sue ragazze, anche la didattica ordinaria dovrebbe forse ripartire dal coraggio di osare nuovi linguaggi, integrando le competenze trasversali richieste dal quadro europeo per il Lifelong Learning.

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