Formazione & Certificazioni

Laurea in tempi record: il monito del professore

La corsa al titolo universitario veloce rischia di svuotare il valore dello studio. La riflessione del docente e scrittore Enrico Galiano.

Laurea in tempi record: il monito del professore

Sette anni sui libri per arrivare alla discussione della tesi. Nessun record da copertina, ma una gavetta fatta di esami difficili, rallentamenti e momenti di pausa che hanno comunque plasmato la sua identità professionale. Lo scrittore e insegnante Enrico Galiano ha scelto di raccontare senza filtri il proprio percorso universitario, offrendo un contropunto netto rispetto alla narrazione contemporanea che esalta la laurea in tempi record come unico modello di successo accettabile.

Lo spunto arriva dalla recente sovraesposizione mediatica di una studentessa capace di bruciare le tappe accademiche. Una notizia che, anziché raccogliere solo consensi, ha riacceso il dibattito sulle reali priorità della formazione superiore. Chi vive quotidianamente le aule scolastiche sa bene quanto la fretta possa diventare una cattiva consigliera, soprattutto quando l'obiettivo si sposta dal comprendere i contenuti all'accumulare crediti nel minor tempo possibile.

A confermare questo clima di ansia da prestazione contribuiscono del resto i dati sul sistema universitario: secondo le rilevazioni dell'AlmaLaurea, sebbene l'età media alla laurea si sia progressivamente abbassata Negli anni recenti, una fetta consistente di studenti fuoricorso dichiara di aver rallentato per necessità lavorative (oltre il 40% dei casi) o per la complessità intrinseca dei piani di studio. Ciononostante, il dibattito pubblico continua a privilegiare la retorica del "giovane prodigio", creando un disallineamento profondo tra la percezione mediatica e la dura realtà della gavetta formativa.

La pressione dei tempi accademici sulla nuova generazione

Nel sistema universitario italiano, spesso strutturato per premiare la rapidità burocratica attraverso incentivi economici e sgravi fiscali legati alla regolarità degli studi, chi allontana la data della laurea per lavorare, curare la propria salute o semplicemente metabolizzare concetti complessi rischia di sentirsi inadeguato. Ma cosa resta della sedimentazione culturale quando tutto viene sacrificato sull'altare dell'efficienza a tutti i costi?

Questo cortocircuito si ripercuote inevitabilmente anche sul comparto scuola. Le recenti riforme del reclutamento docente, guidate dal Decreto Legge n. 36/2022 convertito nella Legge n. 79/2022, impongono ai docenti in pectore il conseguimento di specifici CFU (Crediti Formativi Universitari) in ambito pedagogico e metodologico-didattico. In questo scenario normativo frenetico, in cui i concorsi a cattedra si susseguono con scadenze serrate, il rischio concreto è che l'aggiornamento venga vissuto come una mera corsa a ostacoli burocratica anziché come un'occasione di reale maturazione professionale.

Il successo accademico non è una gara di velocità e i traguardi più importanti spesso richiedono una digestione lenta del sapere.

Le aule universitarie e i percorsi di aggiornamento continuo, dai corsi singoli fino ai master e alle specializzazioni, dovrebbero rappresentare spazi di crescita e non semplici caselle da spuntare. La testimonianza di Galiano ricorda a docenti, aspiranti tali e studenti che la qualità di una preparazione non si misura con il cronometro. Un insegnante efficace non è colui che ha terminato gli studi a ventidue anni esatti, ma chi ha sedimentato saperi disciplinari solidi, sviluppato empatia relazionale e acquisito quella flessibilità cognitiva che solo il tempo e l'esperienza possono consolidare.

Guardando al mondo della scuola e alle sfide che attendono chi punta all'insegnamento, la fretta di chiudere i titoli rischia di scontrarsi con la complessità reale della gestione di una classe, che richiede competenze trasversali non sempre codificabili nei manuali accademici. Integrare le proprie competenze, che si tratti di colmare debiti formativi per accedere alle classi di concorso o di arricchire il proprio curriculum in vista dell'aggiornamento delle graduatorie (GPS), richiede metodo, dedizione e soprattutto il tempo necessario per fare propri gli strumenti della didattica inclusiva e digitale.

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