Il conto alla rovescia per la mobilitazione del personale scolastico è ufficialmente iniziato. La manovra economica per il prossimo triennio ha fatto scattare l'allarme nei sindacati, portando sul tavolo cifre che ridisegnano al ribasso la pianta organica degli istituti statali di tutta la penisola.
Ad accendere la miccia è il comunicato ufficiale diffuso dalla FLC CGIL, guidata da Gianna Fracassi, che analizza nel dettaglio i numeri imposti dall'esecutivo. Secondo quanto denunciato dall'organizzazione sindacale, l'articolo 66, comma 5, della nuova Legge di Bilancio affonda un colpo durissimo sugli organici del personale docente e amministrativo, tecnico e ausiliario.
La mannaia sugli organici: oltre 14 mila posti in meno in tre anni
I numeri parlano chiaro e non lasciano spazio a interpretazioni ottimistiche. Ai 5.660 docenti e ai 2.174 collaboratori scolastici già sacrificati nell'anno scolastico 2025-2026, si sommano adesso ulteriori riduzioni. Dal 2027-2028 arriveranno infatti altri 4.925 posti in meno per i professori e ben 2.049 tagli per il personale ATA, portando il totale complessivo a oltre 14 mila posti cancellati nel giro di tre anni.
Ma quale sarà l'impatto reale di questi numeri sulla gestione quotidiana degli istituti? La scure si abbatte in modo particolarmente pesante sui collaboratori scolastici, figure indispensabili che garantiscono l'apertura, la vigilanza, l'assistenza e la pulizia degli edifici. Senza queste braccia, le scuole rischiano letteralmente di non poter rimanere aperte. Con quattromila ATA in meno, la sicurezza e la sorveglianza dei minori diventano un'utopia difficile da gestire per i dirigenti scolastici.
Il calo demografico non può essere un alibi per tagliare, ma dovrebbe diventare l'occasione per migliorare la qualità della scuola, aumentare il tempo scuola e ridurre gli alunni per classe.
A rendere il quadro ancora più teso si aggiunge la questione delle risorse destinate al settore privato. Nello stesso provvedimento, l'articolo 104 proroga per il 2027 il buono da 1.500 euro destinato alle scuole paritarie per un totale di 20 milioni di euro. Una scelta che il sindacato definisce provocatoria, mentre la scuola pubblica arranca sotto il peso dei tagli strutturali.
Il malcontento generale è alimentato anche dal capitolo economico. Nella manovra non c'è traccia di risorse fresche per il rinnovo del contratto collettivo nazionale di lavoro del comparto Istruzione e Ricerca per il triennio 2025-2027. Con un'inflazione che continua a erodere stipendi già tra i più bassi d'Europa, la detassazione del salario accessorio fino a 800 euro viene bollata come una misura insufficiente e inapplicabile per gran parte del personale che quel salario non lo percepisce nemmeno.
Le organizzazioni sindacali scendono quindi in campo al fianco della mobilitazione studentesca, confermando la piena adesione allo sciopero generale proclamato per l'intero comparto per il prossimo 20 novembre.


