L'organizzazione degli esami di Maturità per l'anno scolastico 2025/2026 ha riportato al centro del dibattito sindacale e professionale una serie di criticità strutturali che affliggono da tempo il personale scolastico. La questione non riguarda solo la didattica, ma investe direttamente la dignità lavorativa di docenti e personale ATA, chiamati a gestire prove complesse in contesti spesso inadeguati.
Il nodo principale sollevato da diverse voci del mondo della scuola, tra cui quella di Gabriele Fatuzzo, riguarda l'invarianza economica dei compensi per i commissari, bloccati ai livelli del 2007. A questo si aggiunge una disparità di trattamento tra commissari interni ed esterni, con i primi che percepiscono meno della metà del compenso dei secondi, pur operando a parità di responsabilità e con un carico di lavoro che, a causa dello snellimento numerico delle commissioni, è sensibilmente aumentato.
La disparità tra commissari interni ed esterni crea una vera e propria guerra tra poveri, in un sistema che richiede il massimo impegno professionale senza un adeguato riconoscimento economico.
Oltre all'aspetto retributivo, emerge con forza il tema della sicurezza e del benessere nei luoghi di lavoro. Durante le recenti sessioni, in molte scuole del Meridione d'Italia, le prove si sono svolte in aule prive di climatizzazione, con temperature che hanno superato i 35 gradi. Tale situazione non ha causato solo un malessere fisico diffuso tra docenti e studenti, ma ha provocato anche frequenti malfunzionamenti dei dispositivi informatici necessari per lo svolgimento delle prove scritte, rendendo il lavoro quotidiano una sfida alla resistenza.
Sicurezza e dignità professionale nella scuola
L'obbligo di formazione sulla sicurezza, che coinvolge regolarmente tutto il personale scolastico, appare in netto contrasto con la realtà delle strutture. Senza un adeguamento impiantistico che garantisca condizioni microclimatiche accettabili, i percorsi formativi rischiano di restare esercizi teorici privi di riscontro pratico. La richiesta che emerge dal corpo docente è chiara: l'adeguamento dei luoghi di lavoro alle norme vigenti non è più differibile, così come non lo è una revisione equitativa dei compensi.
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