Circa 500mila studenti si preparano ad affrontare la sessione di esami del 2026, un appuntamento che si preannuncia segnato da cambiamenti strutturali significativi. Il Ministero dell'Istruzione e del Merito ha delineato un nuovo percorso che mira a ridefinire non solo le modalità di valutazione, ma anche la nomenclatura stessa del momento conclusivo del ciclo di istruzione secondaria superiore.
La prima grande novità riguarda la denominazione ufficiale: il termine "Esame di Stato" lascerà il posto alla più tradizionale e iconica "Maturità". Questo cambio di etichetta riflette un tentativo di semplificazione burocratica e di ritorno a una terminologia più vicina alla percezione comune, pur mantenendo intatto il rigore richiesto dalle prove ministeriali.
Le nuove variabili: condotta e sistema dei crediti
Uno degli aspetti più rilevanti riguarda l'incidenza del voto di condotta sul giudizio finale. La riforma punta a valorizzare il comportamento degli studenti durante l'intero triennio, rendendo il voto in condotta un elemento determinante per l'ammissione e per la definizione del credito scolastico. Un voto inferiore a sei decimi in condotta comporterà, infatti, la non ammissione all'esame, sottolineando l'importanza della responsabilità individuale nel contesto scolastico.
La Maturità 2026 non sarà solo una verifica delle nozioni acquisite, ma un momento di sintesi che premia il percorso formativo e il comportamento tenuto dallo studente nell'intero triennio.
Anche il sistema dei punti subirà una rimodulazione per garantire una maggiore coerenza tra il percorso didattico svolto in classe e la valutazione finale. Il credito scolastico, che può arrivare fino a 40 punti, sarà calcolato con maggiore attenzione alla continuità didattica, mentre le prove scritte e il colloquio orale manterranno il peso complessivo di 60 punti. L'orale, in particolare, resta il fulcro dell'esame, dove la capacità di collegare le diverse discipline diventa il vero banco di prova per i candidati.
Le date di inizio delle prove sono oggetto di costante monitoraggio da parte degli Uffici Scolastici Provinciali (USP) e delle organizzazioni sindacali come UIL Scuola e CISL Scuola, che seguono con attenzione l'impatto organizzativo di queste modifiche sugli istituti. La sfida per il corpo docente sarà quella di integrare queste nuove direttive nella programmazione didattica, assicurando che gli studenti arrivino preparati a un esame che richiede, oltre alla preparazione disciplinare, una solida maturità critica e comportamentale.
L'attenzione si sposta ora sulle circolari attuative che definiranno nel dettaglio le griglie di valutazione, essenziali per garantire l'uniformità del giudizio su tutto il territorio nazionale. Per i docenti, comprendere queste dinamiche è fondamentale per guidare le classi verso una prova che, pur cambiando forma, conferma la sua centralità nel sistema educativo italiano.


