Le buste della Maturità sono appena state archiviate e tra le aule si torna a respirare quell'aria di bilanci tipica di luglio. Spesso, però, il traguardo dell'esame di Stato porta con sé il carico pesante di vecchi cliché verbali che avrebbero bisogno di andare in pensione. Tra questi, la frase «hai fatto solo il tuo dovere» resta un classico intramontabile che adulti e docenti continuano a ripetere ai ragazzi come se fosse un encomio naturale.
A smontare questo meccanismo educativo ci ha pensato Enrico Galiano, scrittore e professore, attraverso un intervento via social che ha rapidamente fatto il giro delle chat dei docenti. L'insegnante friulano ha messo in guardia contro i rischi psicologici di sminuire l'impegno di un adolescente dietro un obbligo burocratico o morale, un'abitudine che affonda le radici in una pedagogia severa e anaffettiva. Ma cosa scatena davvero questa frase nella mente di uno studente che ha appena speso mesi sui libri?
Secondo l'analisi proposta da Galiano, archiviare il successo scolastico con la formula del dovere compiuto innesca tre dinamiche distruttive per la crescita emotiva dei giovani. La prima riguarda la negazione totale della fatica personale, facendo sentire l'alunno come un ingranaggio qualsiasi di una catena di montaggio. La seconda spalanca le porte a quel perfezionismo tossico che spinge i ragazzi a non sentirsi mai abbastanza, terrorizzati dall'errore perché l'eccellenza è considerata la normalità e non un'eccezione da festeggiare. La terza, infine, spegne il piacere intrinseco dell'imparare, trasformando ogni traguardo in una mera spunta da fare su una lista di imposizioni sociali.
«Dire a un ragazzo che ha fatto solo il suo dovere significa dirgli che la sua fatica non ha valore, che il sudore versato sui libri è dovuto e quindi invisibile.»
Dietro queste parole c'è una generazione di adulti cresciuta con lo stesso metro di giudizio severo, incapace di riconoscere il merito e incline a pretendere sempre il massimo senza offrire in cambio un reale ascolto emotivo. Riconoscere il valore del percorso scolastico significa invece validare gli sforzi compiuti, soprattutto in un contesto complesso come quello attuale. Per chi opera nella scuola, ripensare al modo in cui comunichiamo i voti e i successi ai ragazzi non è un vezzo teorico, ma il primo passo per costruire un'alleanza educativa che non faccia sentire gli studenti perennemente sotto esame, anche fuori dall'aula.
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