L'apertura della procedura straordinaria rappresenta per molti precari l'ultimo treno utile per uscire dal precariato storico. Durante l'appuntamento con il format Question Time trasmesso sui canali social di Orizzonte Scuola, l'esperto di normativa scolastica Giuseppe Semeraro ha analizzato nei dettagli la mini call veloce per il sostegno, definendola senza mezzi termini l'ultima grande opportunità per chi possiede i requisiti ma si trova ancora escluso dalle immissioni in ruolo ordinarie.
I numeri messi a disposizione dal sistema sono pari a 3.931 posti complessivi, riservati esclusivamente ai docenti specializzati inseriti nelle graduatorie di infanzia e primaria. La distribuzione geografica di questi incarichi segue una linea di demarcazione ben precisa, concentrandosi interamente dal quarantunesimo parallelo in su. Restano infatti escluse dal perimetro di questa procedura diverse regioni meridionali e centrali, tra cui Basilicata, Lazio, Puglia, Sicilia e Umbria, dove la saturazione delle cattedre rende ormai utopica qualsiasi speranza di stabilizzazione rapida.
Questo squilibrio strutturale affonda le radici in una storica polarizzazione del mercato del lavoro scolastico italiano, caratterizzato da un eccesso di offerta formativa al Sud e da una cronica carenza di personale abilitato nelle regioni settentrionali. Analizzando i dati storici delle immissioni in ruolo, emerge come oltre il 70% delle nomine sul sostegno al Nord rimanga ogni anno scoperto o debba essere assegnato tramite graduatorie incrociate e contratti a tempo determinato stipulati su GPS. È proprio per tamponare questa falla sistemica che il Ministero dell'Istruzione e del Merito ricorre ciclicamente a strumenti straordinari di mobilità territoriale coatta, nel tentativo di garantire il diritto allo studio degli alunni con disabilità, costituzionalmente tutelato ma spesso compromesso dalla mancanza di continuità didattica.
A questo scenario si affianca un paradosso evidenziato nel corso della diretta: l'undicesimo ciclo del TFA sostegno ha continuato a bandire posti proprio nelle regioni del Sud dove la densità di docenti è già altissima, dirottando invece la reale richiesta di personale verso il Settentrione. Ma cosa comporta accettare un incarico a centinaia di chilometri da casa?
La scelta deve essere ben oculata, consapevoli che ci sarà un blocco di tre anni in quella regione e in quella provincia in cui si decide di partecipare.
Il vincolo triennale per i neoassunti discende direttamente da precise disposizioni di legge introdotte per garantire la continuità educativa agli studenti più fragili, impedendo qualsiasi richiesta di mobilità o di assegnazione provvisoria interprovinciale prima del completamento del triennio di effettivo servizio nella scuola di titolarità. L'unica via d'uscita a questo sbarramento resta legata alle deroghe tassativamente previste per la Legge 104/92 o per l'assistenza a familiari stretti in condizioni di disabilità grave. A pesare sulla decisione non sono però soltanto i vincoli burocratici, ma anche la sostenibilità economica del trasferimento, un fattore che troppo spesso i candidati tendono a sottovalutare nell'euforia del momento in cui arriva la proposta di assunzione.
Mantenere un affitto e affrontare le spese di trasporto al Nord con gli stipendi attuali del comparto scuola, che risentono ancora di un divario significativo rispetto al costo della vita nelle grandi aree metropolitane settentrionali, richiede calcoli molto precisi. Le stime recenti indicano che un docente trasferito fuori regione deve destinare oltre la metà del proprio stipendio mensile unicamente alle spese abitative, rendendo spesso indispensabile il supporto economico familiare o la condivisione degli spazi con altri colleghi. Per chi avesse intenzione di tentare la sorte senza una reale convinzione, l'esperto ha lanciato un avvertimento severo: la partecipazione alla mini call vincola all'accettazione del servizio in caso di assegnazione dell'incarico, che si concretizza in una supplenza al 31 agosto finalizzata all'immissione in ruolo. Una rinuncia successiva avrebbe l'effetto di precludere la possibilità di ottenere supplenze persino nella propria provincia di origine, azzerando di fatto le prospettive lavorative per l'intero anno scolastico in corso.
Il consiglio emerso dal confronto è quello di valutare l'iniziativa esclusivamente se si possiede una reale flessibilità logistica o una rete di supporto familiare già attiva nella regione di destinazione. Per tutti gli altri, il rischio concreto è quello di trasformare una soluzione professionale in un percorso a ostacoli difficile da gestire sul piano personale ed economico, trasformando il tanto agognato ruolo in una fonte di esaurimento psicologico e finanziario.
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