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Nicola Gratteri ai genitori: vestiti da killer e rispetto dei giovani

Il procuratore Nicola Gratteri lancia un forte allarme sui modelli educativi e l'influenza delle serie tv sui ragazzi. Scopri i dettagli.

Nicola Gratteri ai genitori: vestiti da killer e rispetto dei giovani

Photo by Alexey Demidov on Pexels

Un pugno nello stomaco, diretto e senza filtri. Dal palco della piazza di Monte San Giovanni Campano, il procuratore Nicola Gratteri ha richiamato le famiglie italiane a un esame di coscienza profondo sui modelli culturali che entrano ogni giorno nelle case attraverso gli schermi.

Il magistrato ha portato all'attenzione della platea un fenomeno fin troppo comune tra i banchi delle scuole medie, dove gli studenti tendono a replicare abbigliamento e movenze dei criminali protagonisti delle fiction televisive. Quando i bambini si vestono come un killer della malavita, secondo Gratteri, non parliamo di semplice emulazione artistica ma di un vero e proprio veleno che compromette la crescita emotiva delle nuove generazioni.

Questo cortocircuito culturale si inserisce in un quadro di progressiva digitalizzazione precoce. Secondo recenti rilevazioni dell'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (AGCOM) e dell'Osservatorio sui Minori, oltre il 70% dei preadolescenti possiede uno smartphone personale e naviga senza filtri adeguati, esponendosi a una media di oltre quattro ore giornaliere di contenuti audiovisivi non moderati. Tale esposizione costante ridefinisce la percezione del limite: la violenza viene desensibilizzata e spettacolarizzata, trasformandosi da disvalore a tratto identitario desiderabile.

O insegnate il rispetto ai vostri figli oppure ci penserà la mafia a educarli.

Le parole di Gratteri trovano un riscontro diretto nelle difficoltà quotidiane che il personale scolastico sperimenta all'interno degli istituti di ogni ordine e grado. Per gli insegnanti e per il personale ATA, gestire la transizione tra l'esaltazione acritica della subcultura criminale e il rispetto delle regole comunitarie è diventato un impegno che va ben oltre la mera didattica, richiedendo competenze specifiche di ascolto attivo e mediazione dei conflitti.

Non a caso, il quadro normativo di riferimento — a partire dalle Linee guida ministeriali per l'educazione civica e dai decreti sulla prevenzione della dispersione scolastica (legati anche ai fondi del PNRR) — insiste sulla necessità di potenziare l'alleanza educativa tra scuola e famiglia. Tuttavia, quando la famiglia abdica al proprio ruolo di argine educativo, la scuola rischia di rimanere l'unico presidio di legalità, spesso priva delle risorse psicopedagogiche necessarie per intercettare i segnali precoci di disagio.

Durante il suo intervento, il procuratore ha ricordato la figura di don Puglisi e l'importanza fondamentale dello sport nelle aree periferiche più disagiate, come Secondigliano o Caivano, dove la mancanza di strutture sportive lascia i ragazzi in balia della strada. La scuola e le istituzioni educative svolgono un ruolo cruciale, ma la base di ogni cambiamento resta la coerenza e l'attenzione quotidiana dei genitori.

Accanto alle periferie geografiche, esistono tuttavia periferie esistenziali che attraversano trasversalmente anche i contesti benestanti. Il quadro tracciato evidenzia infatti un generale abbassamento del livello morale nella società occidentale, dove il senso della vergogna e del limite sembra essersi affievolito rispetto al passato. Fenomeni come il cyberbullismo, il *Slut-shaming* e le baby gang traggono linfa vitale proprio da questo vuoto di senso e dalla ricerca spasmodica di approvazione social attraverso la sopraffazione del più debole.

Di fronte a questo scenario di disorientamento collettivo, la risposta non può ridursi alla rassegnazione repressiva ma richiede un impegno costante per offrire ai giovani alternative credibili e spazi di aggregazione sani. Le istituzioni locali, insieme al terzo settore, sono chiamate a co-progettare interventi strutturali che vadano oltre la logica dei bandi a scadenza, garantendo continuità ai progetti di educativa territoriale.

Per affrontare le sfide educative e relazionali che ogni giorno i docenti incontrano nelle aule scolastiche, l'aggiornamento professionale rappresenta uno strumento indispensabile per comprendere i mutamenti sociali dei ragazzi e tradurre l'emergenza educativa in un'occasione di crescita collettiva.

Per approfondire: CEMFORM propone Master sul Bullismo — un percorso di perfezionamento ideale per docenti che desiderano approfondire dinamiche relazionali e prevenzione del disagio giovanile a scuola.

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