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Precariato scolastico: 18 anni di supplenze e due lauree

Diciotto anni di supplenze, due lauree e tredici scuole cambiate. La storia di una docente di Rimini riapre il dibattito sui precari GPS.

Precariato scolastico: 18 anni di supplenze e due lauree

Photo by Kari Alfonso on Pexels

Diciotto anni trascorsi a saltare da una cattedra all'altra, tredici istituti differenti nel curriculum e due lauree in tasca. Eppure, a fine anno, l'unica certezza rimane la necessità di chiedere un prestito alla madre per coprire le spese vive. La storia di una professoressa di Rimini, emersa nelle scorse ore e raccontata dal Corriere della Sera, offre l'ennesima fotografia impietosa di un sistema di reclutamento che continua a stritolare chi sceglie di insegnare senza una stabilità contrattuale.

Le cifre parlano chiaro: l'attività di supplenza è iniziata nel 2008. Da allora, il traguardo dell'immissione in ruolo è rimasto un miraggio, nonostante l'esperienza accumulata sul campo e la dedizione quotidiana verso i propri studenti. Ma cosa spinge un docente con un percorso di studi così solido a valutare l'invio del curriculum a un supermercato?

Dietro questa parabola amara si cela una criticità strutturale che affligge l'intero comparto scolastico italiano, dove i numeri dei contratti a tempo determinato continuano a toccare picchi record anno dopo anno. Secondo i dati preliminari diffusi dai principali sindacati di categoria, l'avvio dell'anno scolastico ha visto l'assegnazione di oltre 250.000 cattedre a supplenza, una cifra mastodontica che dimostra come il precariato non sia più un'eccezione legata al turn-over fisiologico, ma un pilastro su cui si regge (malamente) l'offerta formativa nazionale. A subire maggiormente il contraccolpo sono proprio le regioni del Nord Italia, dove il caro-vita e i costi proibitivi degli affitti rendono insostenibile lo stipendio di un supplente storico, spesso costretto a vivere in una condizione di cronica vulnerabilità economica durante i mesi estivi, quando i contratti inevitabilmente si interrompono.

Insegno dal 2008, ma non sono ancora entrata in ruolo: a giugno ogni anno mia madre deve aiutarmi, questa non è dignità.

La risposta si nasconde nelle pieghe di un precariato storico che penalizza centinaia di migliaia di lavoratori della scuola. A rendere la situazione ancora più complessa contribuisce l'inerzia normativa e la farraginosità dei concorsi pubblici a cadenza irregolare. Le recenti riforme legate agli obiettivi del PNRR avrebbero dovuto imprimere una svolta epica alla stabilizzazione, introducendo i nuovi percorsi abilitanti da 60, 30 o 36 CFU. Tuttavia, nella pratica quotidiana, i docenti si trovano intrappolati in un labirinto burocratico fatto di bandi a rilento, costi di iscrizione elevati per i corsi di formazione e graduatorie perennemente ingolfate, dove il punteggio accumulato con anni di onorato servizio rischia di essere scavalcato da chi vince un singolo concorso straordinario, azzerando le prospettive di chi attende il proprio turno da oltre un decennio.

Sulla questione è intervenuto direttamente Marcello Pacifico, presidente nazionale del sindacato ANIEF, puntando il dito contro le attuali procedure di assunzione e chiedendo a gran voce l'estensione del doppio canale di reclutamento anche ai posti comuni dalle graduatorie provinciali per le supplenze. Un meccanismo che, se applicato strutturalmente, permetterebbe di attingere direttamente dalle GPS per coprire i posti vacanti e disponibili, riducendo drasticamente il contenzioso nei tribunali del lavoro e ponendo fine alla consuetudine illegittima dell'abuso reiterato dei contratti a termine, pratica per cui l'Italia è già stata ripetutamente bacchettata e sanzionata dalle istituzioni dell'Unione Europea.

Le richieste avanzate dalle sigle sindacali non si fermano tuttavia alla sola stabilizzazione. Per arginare l'emorragia di dignità e di risorse economiche che colpisce il personale non di ruolo, vengono invocate misure concrete come l'autorizzazione dei ruoli su tutti i posti vacanti, la parità di trattamento economico e giuridico rispetto ai colleghi di ruolo, oltre a indennità specifiche e rimborsi per i docenti costretti a lavorare fuori sede, accompagnati da detassazioni e sconti sui trasporti. Senza un pacchetto di interventi immediati sul fronte stipendiale e del welfare — inclusa l'estensione della NASpI senza decurtazioni e il riconoscimento economico dell'anno di formazione e prova anche ai supplenti — il rischio concreto è assistere a una progressiva fuga dalle aule, con laureati e professionisti sempre meno disposti a investire la propria vita in una professione che, nei fatti, nega le tutele minime garantite da qualsiasi altro contratto collettivo nazionale di lavoro.

Per approfondire: CEMFORM propone eCampus Percorsi Abilitanti 60 CFU — un percorso strutturato per acquisire i crediti formativi necessari e migliorare la propria posizione nelle graduatorie.

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