Formazione & Certificazioni

Precariato scolastico, Cgil: stabilizzare sostegno e ATA

Il precariato scolastico tocca quota 250.000 contratti. La Flc Cgil chiede la stabilizzazione del sostegno in deroga e lo sblocco ATA.

Precariato scolastico, Cgil: stabilizzare sostegno e ATA

Il sistema scolastico italiano continua a reggersi su equilibri fragili, dove la supplenza non rappresenta più un'eccezione ma la struttura portante dell'intero reclutamento. I dati diffusi da Gianna Fracassi della Flc Cgil offrono una fotografia impietosa della situazione vissuta ogni giorno nelle aule, smontando qualsiasi narrazione ottimistica sulla gestione delle risorse umane.

Nell'anno appena trascorso si sono registrati circa 250.000 contratti a tempo determinato. Di questi, ben 200.000 riguardano il personale docente, con la cifra impressionante di circa 140.000 posti di sostegno attivati unicamente in deroga. Una mole di supplenze che si riversa sistematicamente sugli studenti con disabilità, i quali vedono cambiare il proprio docente di riferimento ogni dodici mesi, calpestando quel principio di continuità didattica che dovrebbe rappresentare il pilastro dell'inclusione scolastica.

Dietro questi numeri si cela una criticità normativa e procedurale che affonda le radici nei ritardi delle procedure concorsuali e nella farraginosità delle Graduatorie Provinciali per le Supplenze (GPS). Il ricorso massiccio alle nomine da prima e seconda fascia, spesso gestite attraverso gli algoritmi ministeriali, ha dimostrato anno dopo anno limiti strutturali evidenti, generando contenziosi infiniti nei tribunali del lavoro e lasciando migliaia di cattedre scoperte ben oltre l'inizio delle lezioni a settembre. La conseguenza diretta è una frammentazione dell'offerta formativa che colpisce in modo disomogeneo il territorio nazionale, penalizzando soprattutto le regioni del Centro-Nord dove il reperimento dei docenti risulta storicamente più complesso a causa del caro-vita e della sproporzione tra stipendi e costi abitativi.

A completare questo quadro di precarietà strutturale ci sono i circa 50.000 contratti a tempo determinato assegnati al personale ATA. Segreterie e collaboratori scolastici affrontano carichi di lavoro enormi, spesso ridotti all'osso a causa di vincoli di bilancio che impediscono le immissioni in ruolo ordinarie. Ma come è possibile garantire il normale funzionamento degli istituti quando un quarto del personale amministrativo e tecnico cambia continuamente? Questa rotazione costante incide negativamente sulla gestione delle pratiche di pensionamento, sui procedimenti d'acquisto, sulla digitalizzazione dei registri e persino sulla sorveglianza e la sicurezza degli edifici scolastici, compiti ormai gravati da responsabilità giuridiche sempre più complesse per i dirigenti e i loro collaboratori.

La scuola italiana non si regge più sulle riforme strutturali, ma sulla buona volontà di un quartomilione di precari chiamati a tappare falle croniche ogni singolo anno.

Le richieste avanzate dal sindacato puntano dritto a un cambio di rotta radicale: servono fatti concreti e non propaganda. La priorità assoluta individuata dalla categoria consiste nella stabilizzazione dei posti di sostegno in deroga, trasformandoli finalmente in organico di diritto per garantire stabilità agli alunni e ai lavoratori. Attualmente, la deroga annuale impedisce di programmare percorsi formativi a medio-lungo termine e costringe le famiglie a rinnovare ogni anno la battaglia burocratica per il riconoscimento del diritto all'assistenza specialistica e didattica dei propri figli. Contestualmente, viene chiesta la cancellazione del blocco del turnover per il personale ATA, un vincolo che strangola la gestione amministrativa delle scuole autonome e costringe i dirigenti a salti mortali quotidiani per coprire i turni di servizio, specialmente alla luce dei nuovi adempimenti legati al PNRR e alla gestione dei fondi europei.

La questione stipendiale si intreccia inevitabilmente con quella contrattuale, acuendo il disagio di chi lavora per anni senza certezze economiche né prospettive di carriera a breve termine. A ciò si aggiunge l'obbligo, introdotto dalle recenti riforme del reclutamento, di acquisire specifici CFU e di affrontare percorsi abilitanti onerosi in termini di tempo ed energie economiche, spesso senza alcuna garanzia di stabilizzazione immediata. Chi opera nel settore sa bene che senza un investimento economico massiccio e riforme mirate, la voragine dei supplenti continuerà ad allargarsi, rendendo sempre più difficile attrarre nuove leve verso l'insegnamento e i ruoli amministrativi. Le organizzazioni sindacali premono per interventi immediati nella prossima legge di bilancio, mentre le segreterie scolastiche continuano a fare i conti con organici ridotti al lumicino e un'età media del personale docente tra le più alte d'Europa.

Per approfondire: CEMFORM propone eCampus Specializzazione Sostegno — il percorso universitario dedicato ai docenti precari che vogliono acquisire il titolo di specializzazione per rispondere alla crescente domanda di sostegno nelle scuole italiane.

Condividi