Il conto alla rovescia verso il 1° gennaio 2027 è ufficialmente iniziato per gli istituti italiani. Da quella data, il decreto legislativo n. 62 del 2024 troverà piena attuazione su tutto il territorio nazionale, ridisegnando radicalmente il perimetro dell'inclusione scolastica e sociale. Per preparare il personale e le famiglie a questa transizione complessa, l'Ufficio scolastico regionale per la Toscana e la Regione Toscana hanno rilasciato un kit informativo dettagliato, pensato per chiarire i passaggi chiave della riforma e le nuove procedure.
Questa riforma si inserisce nel più ampio solco tracciato dalla legge delega sulla disabilità (legge n. 227 del 2021), che recepisce pienamente i principi della Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità. L'obiettivo strutturale del legislatore è superare la frammentazione storica tra le prestazioni sanitarie, sociosanitarie e scolastiche, imponendo una cabina di regia unica che veda il mondo della scuola non più come un silo separato, ma come il motore primo della coesione sociale territoriale.
Al centro dell'intervento normativo c'è il Progetto di vita, un percorso personalizzato che nasce direttamente dalle aspirazioni, dai desideri e dalle potenzialità della persona con disabilità. Non parliamo di un documento burocratico confinato esclusivamente all'ambito didattico, ma di una strategia a lungo termine che abbraccia la salute, le relazioni, lo sport, il tempo libero e le prospettive lavorative future.
Sul piano operativo, l'introduzione del Progetto di vita comporta una revisione profonda delle prassi quotidiane per i docenti curricolari, gli insegnanti di sostegno e il personale amministrativo, tecnico e ausiliario (ATA). Non si tratta più soltanto di redigere il Piano Educativo Individualizzato (PEI) su base su base ICF, ma di raccordare gli obiettivi scolastici con il budget di progetto e con le valutazioni multidimensionali condotte dalle Unità di Valutazione Multidisimensionale (UVM). Questo significa che il personale scolastico dovrà partecipare attivamente ai tavoli di coprogettazione territoriale, dialogando con assistenti sociali, specialisti dell'ASL e agenzie per l'impiego sin dai primi anni della scuola secondaria di primo grado.
Il Progetto di vita richiede una collaborazione attiva tra la persona con disabilità, la famiglia, i servizi pubblici e le reti di supporto presenti nella comunità.
Le aule scolastiche e i momenti di orientamento rappresentano i contesti primari in cui questo percorso comincia a prendere forma concreta. I docenti, in stretto raccordo con i Gruppi di lavoro operativi per l'inclusione, i servizi sociosanitari e i familiari, assumono la responsabilità di costruire un cammino coerente con i bisogni reali dell'alunno, evitando che l'istruzione resti isolata rispetto al resto del percorso esistenziale. Un'attenzione particolare viene rivolta alle fasi di transizione — dal primo al secondo ciclo di istruzione e, successivamente, verso il mondo del lavoro o dell'istruzione superiore —, momenti in cui storicamente si registrano le maggiori dispersioni di supporto.
La richiesta per attivare il percorso può essere presentata in qualsiasi momento dal diretto interessato o dal rappresentante legale, utilizzando la certificazione di disabilità ai sensi della legge n. 104 del 1992. L'istanza si inoltra telematicamente tramite il portale dell'INPS oppure rivolgendosi direttamente ai servizi sociosanitari territoriali. Chi sceglie di non avviare l'iter non perde comunque il diritto all'accesso ai servizi e ai sostegni già previsti dalla normativa vigente.
Dal punto di vista della sostenibilità e dell'efficacia, le linee guida ministeriali sottolineano come la digitalizzazione dei processi rappresenti un fattore critico di successo. L'interoperabilità tra la piattaforma nazionale dell'INPS, i sistemi informativi regionali e l'Anagrafe Nazionale degli Studenti permetterà di tracciare i progressi e di ridurre drasticamente i tempi di attesa per la predisposizione dei sostegni, che in passato hanno spesso penalizzato l'avvio dell'anno scolastico per gli alunni con bisogni complessi.
Per muoversi tra gli sportelli e districarsi nella burocrazia, le famiglie possono fare affidamento sul Punto Unico di Accesso (PUA), sul Segretariato sociale del Comune o del Distretto e sui professionisti di riferimento territoriali. Le istituzioni scolastiche sono intanto chiamate a diffondere il materiale informativo attraverso i propri canali digitali e negli spazi aperti al pubblico, affinché il cambiamento culturale preceda e accompagni l'obbligo di legge.
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