La bocciatura di uno studente con Disturbi Specifici dell'Apprendimento (DSA) torna al centro del dibattito giuridico e pedagogico. Recentemente, il TAR della Lombardia ha respinto il ricorso presentato dai genitori di un ragazzo frequentante una scuola secondaria di secondo grado, bocciato al termine dell'anno scolastico 2023-2024. La sentenza mette un punto fermo su una questione spesso controversa: la valutazione degli apprendimenti non può prescindere dal raggiungimento di competenze minime, indipendentemente dalle tutele previste dalla Legge 170/2010.
Il collegio giudicante ha chiarito che, sebbene la normativa offra strumenti compensativi e misure dispensative per garantire il successo formativo, queste non si traducono in un "diritto alla promozione" incondizionato. Il consiglio di classe, nell'esercizio della sua autonomia didattica e valutativa, mantiene la piena responsabilità di accertare se lo studente abbia effettivamente acquisito i livelli di apprendimento necessari per il passaggio all'anno successivo. La sentenza sottolinea come la scuola non sia un ente di mera assistenza, ma un luogo di verifica delle competenze maturate.
La promozione non è un diritto, neppure per gli alunni con DSA, se mancano le competenze necessarie per il passaggio alla classe successiva.
Per i docenti, questo pronunciamento rappresenta una conferma importante del proprio ruolo professionale. Spesso, il timore di contenziosi legali spinge i consigli di classe verso una valutazione eccessivamente indulgente, che rischia però di svuotare di significato il percorso didattico. Il TAR ha ribadito che, qualora il Piano Didattico Personalizzato (PDP) sia stato correttamente applicato e le misure previste siano state messe in atto, la valutazione negativa risulta legittima se basata su una carenza oggettiva di preparazione.
Questa decisione impone una riflessione sulla qualità della didattica inclusiva. Non basta predisporre strumenti tecnologici o tempi aggiuntivi; è necessario che il docente sappia integrare queste metodologie nel quotidiano, garantendo una valutazione che sia al contempo equa e rigorosa. Per chi opera nel settore, acquisire competenze specifiche sulla gestione delle tecnologie e delle metodologie didattiche inclusive diventa un passaggio obbligato per affrontare le sfide di una scuola sempre più eterogenea, come descritto nelle nostre guide sulle certificazioni professionalizzanti.
La questione solleva dubbi legittimi: come possono i docenti bilanciare la tutela dello studente con la necessità di mantenere standard qualitativi elevati? La risposta risiede in una formazione continua che non sia solo burocratica, ma sostanziale. La capacità di personalizzare l'insegnamento senza abbassare l'asticella delle competenze è, oggi, la vera sfida che ogni insegnante deve saper vincere per evitare che il percorso scolastico si trasformi in una mera formalità priva di valore formativo.
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