Con la conclusione dell'anno scolastico, le bacheche dei social network si trasformano puntualmente in vetrine per i risultati accademici degli studenti. La tendenza, sempre più diffusa tra i genitori, è quella di pubblicare le pagelle e i voti dei propri figli, trasformando un traguardo scolastico in un contenuto da esibire pubblicamente. Questo fenomeno, tuttavia, solleva interrogativi profondi sulla gestione della privacy e, soprattutto, sull'impatto psicologico che tale esposizione genera nei minori.
Stefano Rossi, noto psicopedagogista, ha espresso una critica ferma verso questa pratica, evidenziando come la condivisione dei voti online possa danneggiare l'autostima dei figli. Il rischio principale risiede nella trasformazione del successo scolastico in una prestazione da validare attraverso il consenso sociale, rappresentato dai "like" e dai commenti di amici e parenti. In questo contesto, il valore del ragazzo viene pericolosamente sovrapposto al numero riportato sul documento di valutazione.
L'impatto psicologico della performance pubblica
Quando un genitore espone il rendimento scolastico del figlio, innesca involontariamente un meccanismo di confronto costante. Lo studente si sente osservato non solo dai docenti e dai compagni di classe, ma da una platea virtuale che giudica il suo impegno attraverso una scala numerica. Secondo l'analisi di Rossi, questo approccio rischia di minare la costruzione di un'identità solida, basata sulla consapevolezza delle proprie capacità piuttosto che sul riconoscimento esterno.
La pubblicazione dei voti sui social trasforma il percorso di crescita in una vetrina, esponendo i ragazzi a un giudizio pubblico che può compromettere la loro serenità.
Il fenomeno non riguarda solo l'esaltazione dei voti alti, ma anche la gestione dei risultati meno brillanti. La pressione sociale derivante dalla condivisione può generare ansia da prestazione, portando lo studente a percepire l'errore o il voto insufficiente come un fallimento personale da nascondere, anziché come un'opportunità di apprendimento. La scuola, in questo scenario, perde la sua funzione di laboratorio educativo per diventare un palcoscenico dove la valutazione numerica assume un peso sproporzionato rispetto al processo di maturazione individuale.
Per i docenti e il personale scolastico, il tema si intreccia con la necessità di promuovere una cultura della valutazione che sia formativa e rispettosa della sfera privata. La sfida educativa odierna richiede una maggiore consapevolezza digitale, non solo nell'uso degli strumenti tecnologici, ma anche nella gestione delle informazioni che riguardano il percorso formativo degli alunni. Educare alla responsabilità digitale significa, in ultima analisi, proteggere il diritto dei ragazzi a vivere il proprio percorso scolastico lontano da occhi indiscreti, favorendo uno sviluppo armonioso della loro personalità.
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