Formazione & Certificazioni

Reclutamento docenti: il CNDDU chiede concorsi regolari

Il CNDDU interviene sul ddl 545 per il reclutamento docenti. Stop alle misure emergenziali, servono concorsi regolari e valorizzazione del servizio.

Reclutamento docenti: il CNDDU chiede concorsi regolari

Photo by Bjorn Pierre on Pexels

Le aule scolastiche italiane continuano a fare i conti con un'instabilità cronica che penalizza la continuità didattica di milioni di studenti. La VII Commissione del Senato sta esaminando il disegno di legge n. 545, un provvedimento che interviene direttamente sui meccanismi di formazione iniziale e sul reclutamento docenti. In questo scenario, le organizzazioni sindacali e associative alzano la voce per chiedere una svolta definitiva rispetto alle logiche emergenziali degli ultimi anni.

Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani segue l'iter parlamentare con grande attenzione, mettendo sul tavolo proposte concrete per uscire dall'angolo. Il punto nodale della discussione riguarda la necessità di archiviare le procedure straordinarie e i canali episodici, puntando invece su una programmazione triennale strutturata che tenga conto dei pensionamenti reali, della mobilità del personale, dell'andamento demografico e delle specificità territoriali.

Le cifre parlano chiaro: secondo i dati ministeriali, l'anno scolastico si apre regolarmente con oltre 200.000 contratti a tempo determinato assegnati su posti di supplenza annuale o fino al termine delle attività didattiche. Questa emorragia di precariato non solo incide pesantemente sulla qualità dell'offerta formativa, costringendo gli studenti a cambiare insegnante di anno in anno, ma produce anche inefficienze amministrative enormi per gli uffici scolastici territoriali, oberati da nomine tardive che spesso si trascinano fino ai mesi invernali.

Ma cosa serve realmente per sanare una ferita aperta nel corpo docente italiano? Il confronto politico tende spesso a polarizzarsi tra chi difende a spada tratta le graduatorie e chi spinge unicamente sui concorsi pubblici, dimenticando che le due dimensioni possono e debbono coesistere in un sistema moderno ed efficiente, ispirato ai modelli già collaudati in altri grandi Paesi europei come la Francia o la Germania.

Il servizio maturato dai docenti precari rappresenta un patrimonio professionale da valorizzare, nel rispetto del principio costituzionale del concorso pubblico.

Un'analisi approfondita del quadro normativo europeo mostra come l'Italia sia spesso richiamata al rispetto delle direttive comunitarie in materia di abusivo ricorso ai contratti a termine. La Legge 79/2022, che ha convertito il decreto PNRR, ha introdotto la riforma del sistema di reclutamento e dei percorsi abilitanti da 60, 30 o 36 CFU, ma l'impatto applicativo sconta ancora ritardi cronici nell'attivazione degli atenei e nella pubblicazione dei bandi, creando disparità di trattamento tra aspiranti docenti di diverse regioni e classi di concorso.

Per coniugare l'esperienza accumulata sul campo con il merito selettivo, il CNDDU suggerisce l'introduzione di una procedura transitoria su base regionale dedicata agli insegnanti che vantano un'ampia anzianità di servizio nella scuola statale. Questa via d'accesso dovrebbe considerare sia i titoli culturali e professionali sia una prova didattico-metodologica su scala nazionale, tutelando al contempo i diritti di chi ha già superato le selezioni ordinarie e attende lo scorrimento delle graduatorie di merito.

In questo contesto di profonda trasformazione, per i professionisti della scuola diventa fondamentale farsi trovare pronti, acquisendo tempestivamente le certificazioni e le abilitazioni richieste dai decreti attuativi ministeriali. Ridisegnare il sistema significa anche offrire certezze sui tempi di espletamento dei concorsi, sull'attivazione dei percorsi abilitanti e sulle immissioni in ruolo, evitando che la cattedra resti scoperta a settembre inoltrato. Solo attraverso una governance lungimirante il precariato potrà tornare a essere una fase transitoria della carriera e non una condizione permanente.

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