Lavorare fino a tarda età con una pensione che sembra un miraggio lontano è la realtà quotidiana per centinaia di migliaia di dipendenti del comparto scuola. Il presidente nazionale dell'ANIEF, Marcello Pacifico, ha recentemente rilanciato in Senato la proposta per il riscatto gratuito della laurea per docenti e ATA, sollevando un tema che scuote le fondamenta del sistema previdenziale pubblico.
Il paragone che fa discutere gli addetti ai lavori mette a confronto il personale scolastico con le categorie che godono di trattamenti ben diversi. Un ufficiale delle forze armate, ad esempio, può contare sul riscatto gratuito del percorso universitario e lasciare il servizio attivo per la pensione di vecchiaia o anzianità già a cinquantanove anni. Al contrario, chi lavora dietro una cattedra o negli uffici di segreteria deve affrontare oneri economici considerevoli per valorizzare gli anni di studio post-diploma ai fini previdenziali, spesso pagando cifre che oscillano tra i 5.000 e i 6.000 euro per ogni anno di corso da coprire nella riserva matematica.
Le criticità del sistema attuale affondano le radici nella struttura stessa della formazione obbligatoria per accedere all'insegnamento. La maggior parte dei docenti in servizio possiede una laurea magistrale o un vecchio ordinamento, a cui si sommano spesso percorsi di specializzazione a numero programmato come il TFA sostegno, i vecchi corsi SSIS, i percorsi abilitanti temporanei o gli anni di dottorato di ricerca svolti senza alcuna retribuzione statale o con borse di studio spesso insufficienti. Molti insegnanti affrontano investimenti economici rilevanti per ottenere l'abilitazione e i CFU necessari, un impegno formativo che lo Stato richiede formalmente per l'accesso ai ruoli ma che continua a non riconoscere sul piano contributivo e previdenziale.
Sul piano economico, l'attuale sistema di riscatto oneroso penalizza soprattutto i giovani immessi in ruolo e le donne, che rappresentano oltre l'80% della forza lavoro nella scuola. Per un lavoratore inserito nel sistema contributivo puro, il costo del riscatto viene calcolato in base alla retribuzione percepita al momento della domanda e all'aliquota di computo vigente: ciò significa che presentare istanza in età avanzata o dopo anni di precariato sottopagato comporta una spesa sproporzionata rispetto all'effettivo incremento dell'assegno pensionistico, trasformando il riscatto in un lusso per pochi anziché in un diritto universale legato al merito formativo.
La questione è approdata in settima Commissione permanente al Senato sotto forma di emendamenti e ordini del giorno mirati a introdurre almeno il riscatto agevolato, già previsto in via sperimentale per alcune categorie ma sistematicamente precluso al pubblico impiego scolastico. Eppure, il sindacato spinge per un intervento normativo ancora più deciso, magari attraverso un decreto legge inserito nelle prossime manovre di bilancio capace di azzerare i costi per i lavoratori dell'istruzione. Il modello di riferimento viene cercato anche fuori dai confini nazionali, come in Germania e in Francia, dove gli insegnanti possono contare sul riconoscimento giuridico e previdenziale degli anni universitari trascorsi a studiare, senza alcun esborso economico personale.
Per questi motivi, lo Stato dovrebbe premiare e sostenere la formazione universitaria, piuttosto che riconoscerla soltanto ad alcuni lavoratori, negandola clamorosamente a quelli dell'Istruzione e della Ricerca su cui grava l'educazione dei cittadini del domani.
Ma quanti lavoratori della scuola sarebbero realmente in grado di anticipare l'uscita dal servizio se questa misura dovesse diventare realtà? Secondo le stime preliminari elaborate dagli uffici studi sindacali, l'accesso gratuito al riscatto della laurea permetterebbe a centinaia di migliaia di docenti e ATA di guadagnare dai 4 ai 5 anni di contributi figurativi, sbloccando la tanto agognata quiescenza prima della soglia limite dei 67 anni imposta dalla legge Fornero. L'impatto sull'anzianità contributiva cambierebbe radicalmente la programmazione di fine carriera per una platea immensa di dipendenti, riducendo quel divario di trattamento che da decenni penalizza il comparto pubblico rispetto ad altri settori dello Stato.
Per approfondire: CEMFORM propone Coordinatore Amministrativo — il percorso di alta formazione pensato per il personale ATA che consente di acquisire nuove competenze e 1,5 punti preziosi nelle graduatorie di terza fascia.


